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Soft Air

E’ solo una simulazione. D’accordo. Solo un gioco di ruolo. Per fortuna. Ma il soft air è sicuramente la simulazione di guerra più adrenalinica e realistica in circolazione. Un fenomeno che si sta diffondendo sempre di più e che conta ormai circa 100 mila appassionati in tutt’Italia. E se c’è qualcuno che pensa che giocare alla guerra sia un affare di qualche gruppo di fissati (tutti “pittati”) che si dà appuntamento nei boschi solo per spararsi addosso un caricatore di piombini, si sbaglia di grosso. C’è molto di più. E niente è improvvisato. Intanto, esiste una federazione nazionale la ASNWG (www.asnwg.it) riconosciuta dallo CSEN, ente di Promozione Sportiva del CONI che supervisiona e coordina i comitati regionali e interrogionali, gli eventi e le gare di 180 associazioni e oltre 400 gruppi agonistici attivi sul territorio. Le partite sono sempre coperte da assicurazione, si svolgono secondo le norme di sicurezza definite dalla legge (e dal buon senso) in terreni delimitati e solitamente piuttosto isolati per i quali le associazioni hanno ottenuto l’autorizzazione all’uso. Alle vie di accesso dei campi di gioco viene sempre indicata la presenza di giocatori di Soft Air per informare e avvertire gli eventuali passanti (e i curiosi). Le armi da combattimento poi: le ASG (dall’inglese Air Soft Gun), sono state definite dalla normativa italiana, dei “giocattoli riproducenti armi” e sparano pallini completamente biodegradabili. Non c’è niente d’illegale. Quindi. Il Soft Air è solo sport.

I plus del Soft Air

Strategia, sabotaggi, esplosivi (riprodotti), bussole, GPS, visori notturni, contatti radio, zone di pattugliamento, regole d’ingaggio, sono alcuni degli elementi che caratterizzano le “missioni” dei partecipanti. I team in gara, non più di 12 composti da un minimo di 2 a un massimo di 6 persone, si danno appuntamento nel campo da gioco (anche di 50 km di estensione) stabilito e nel Head Quarter messo a disposizione dall’associazione organizzatrice. Ognuno ha un ruolo gerarchico scelto a seconda delle proprie attitudini e conoscenze tecniche. Ognuno ha una parte da interpretare: il comandante, il navigatore, lo scout, il gruppo di difesa e di sicurezza. E tutti devono attenersi a degli ordini e ai piani d’azione. Gli obiettivi possono essere vari e diversi e vengono decisi dagli organizzatori dell’evento: conquistare un fortino, disinnescare gli ordigni esplosivi (finti) piazzati in un determinata zona da scovare, eliminare il nemico dal gioco senza essere scoperti (e colpiti) dalle squadre avversarie. Negli eventi più strutturati e agonisticamente combattuti entrano in gioco anche altri protagonisti: i “mercenari”, i quali non sono altro che altri team e gruppi di Soft Air provenienti da tutta Italia e invitati a ricoprire altri ruoli come: le forze di polizia, la Controinterdizione, addetti alla logistica. Una sorta di figuranti, insomma. Ma attivi e operativi sul campo da gioco. E che renderanno ai team in gara la “missione impossibile”. L’agonismo in effetti è una componente fondamentale del Soft Air, ma non la più importante. L’obiettivo principale resta quello di divertirsi. Sempre e comunque. E allora, leggete (qui di seguito) il racconto dettagliatissimo, scritto dal team Sardinia Island 1989, vincitore dell’ultima operazione (nome in codice: “Pietra Murata”) che si è svolta lo scorso febbraio in una’area dell’Isola d’Elba. Vi appassionerà. E così (forse) proverete a giocare anche voi...

 

 

 

Articolo preso da maxim.it


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Ultimo aggiornamento: 26/06/2010 12.41

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