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IL SOFTAIR

 

INTRODUZIONE

Tutto cominciò durante una pausa pranzo di alcuni boscaioli Americani. Uno di loro, che aveva un marcatore a vernice rossa utilizzato per segnalare gli alberi da tagliare, per scherzo sparò una palla di vernice verso un suo compagno; a quest'ultimo non parve vero rispondere con lo stessa sistema al collega. Questo botta e risposta coinvolse anche gli altri e degenerò nel primo scontro di Paint-Ball (primi anni '80).

Trovata la cosa molto divertente i boscaioli decisero di ritrovarsi per sfidarsi ancora fino a che il divertimento si diffuse fino a divenire il Wargames che tutti conosciamo adesso. Ora quei marcatori sparano con un getto di aria una pallina calibro 12 piena di vernice colorata alla velocità di 150 m/sec. Questo significa vivere un'esperienza alquanto dolorosa se si viene colpiti.

In Giappone, dove è nato il Softair, non era possibile usare quel tipo di strumenti per giocare e qualcuno pensò di usare delle armi giocattolo che sparassero dei piccoli pallini del tutto innocui. I primi modelli sparavano dei pallini di plastica (di varie dimensioni) tramite un pistone a molla con modeste velocità e gittata in modo da essere considerati veri e propri giocattoli dalla "rigida" legislazione giapponese. Quando i primi produttori si accorsero che i modelli erano sempre più richiesti i fabbricanti decisero di rendere omogenee queste repliche e di istituire un organismo chiamato ASGK. I suoi compiti fondamentali erano:
· Controllare la legalità dei modelli giocattolo;
· Unificare gli standard di realizzazione con particolare attenzione al calibro e ai materiali;
· Concordare una differenziazione produttiva in modo da non farsi concorrenza;
· Stabilire che il proiettile deve essere del diametro di 6 mm.


COS'E' IL SOFT AIR

Il softair è tecnicamente una simulazione di guerra svolta tra piccoli gruppi.
I giocatori sono generalmente divisi in due squadre di dieci o quindici elementi, talvolta contraddistinti dal tipo di abbigliamento, e ciascun team ha un proprio obbiettivo da raggiungere che tipicamente è una bandiera.
Ovviamente a questa breve descrizione esistono molte varianti, sia per il numero di giocatori ma anche per complessità di "missione" da svolgere che possono essere più o meno complesse e lunghe nel tempo.
Le più dure sono quelle classificate come "hard softair" che durano almeno 24 ore e per partecipare alle quali è necessario conoscere alcune tecniche base di survival, tecniche di orientamento, avere l'attrezzatura adatta ma anche una certa preparazione fisica visto che questo tipo di partite risultano essere talvolta parecchio pesanti e durante le quali si percorrono diversi km a piedi.

Le squadre ed i club di softair sono ormai diffusi in tutta Italia ed è davvero difficile trovare una zona dove non siano presenti "scemi di guerra in mimetica" o "soldati della domenica" (così veniamo definiti in genere).
Il softair non è praticato ovviamente solo in Giappone ed in Italia, ma quasi ovunque con curiose eccezioni come la Germania e l'Australia dove mi risulta che sia vietato.
La maggior parte dei club sono ben disposti a far provare le persone che vogliono cominciare a giocare, quindi se voi siete tra questi vi consiglio di contattarci o cercare subito un club dalle vostre parti e farvi un'idea "sul campo" di cosa sia il softair con i vostri occhi e di quanto coinvolgente, appassionante, e divertente possa essere questo gioco!

Il softair è un gioco a due o più squadre.
Dare una definizione precisa a questa attività, a tutti gli effetti praticata a puro scopo ricreativo, è difficile a causa degli attrezzi e del vestiario utilizzato dai praticanti. Sono tante le polemiche nate intorno a questo gioco. Nei migliori dei casi viene liquidato come un gioco per guerrafondai in erba, nei casi più gravi si finisce davanti al giudice con il capo d'accusa che va dal possesso abusivo di armi da guerra all'associazione di banda armata... Nell autunno del 1993 se ne è pure occupata la televisione nazionale con risultati a dir poco disastrosi per l'immagine di questo gioco (non viene definito "sport" perchè a tutto il 1997 non esiste ancora una federazione degna di questo nome che tuteli sotto ogni punto di vista i suoi praticanti).

Il Softair (o Wargames, che dir si voglia) è in pratica una competizione fra due o più squadre, di numero variabile di elementi, che si affrontano in un'area ben delimitata di gioco. Lo scopo precipuo, nella maggior parte dei casi, consiste "nell'eliminare" i componenti della squadra avversaria colpendoli con pallini di plastica di 6mm di diametro e pesanti circa 0,2 gr. Astuzia, coordinamento di squadra e precisione nel tiro sono caratteristiche essenziali per la vincita dell'incontro. I problemi legati a tutto ciò appena descritto riguardano il vestiario utilizzato dai partecipanti e dai dispositivi utilizzati per "sparare" i pallini. Infatti la stragrande maggioranza di coloro che giocano a Softair indossano tute mimetiche militari e utlizzano repliche in plastica di armi attuali utlizzati di vari eserciti. E' quindi facile restare impressionati nel vedere una trentina di ragazzi (anche persone mature, non scordiamocelo!) che dentro ad un boschetto, vestiti come il più equipaggiato soldato di qualche famoso esercito, si sparano raffiche di pallini di plastica. E sembrano pure divertirsi! Per qualcuno, solo questo tipo di atteggiamento, è sufficiente per essere marchiato come deviato, fascista, immorale e totalmente offensivo nei confronti di chi la guerra, o guerriglia che sia, la subisce davvero.

Osservazioni alquanto semplicistiche e faziose, ma che, a seconda del punto di vista, contengono un minimo di verità. Il Softair può essere visto come una simulazione di una situazione tattica militare abbastanza credibile-non per niente in certi ambienti militari vengono utilizzate le ASG (Air Soft Gun)- l'unica limitazione del realismo è data dalla portata delle armi ad aria compressa. Molti praticano il softair per questo: simulare una situazione di guerriglia. Ma dal ricreare una situazione e a desiderarla nella realtà, c'è una certa differenza.


LA STORIA DEL SOFTAIR

Il SoftAir nasce in Giappone negli anni '80 e conquista un pò tutto il mondo all'inizio degli anni '90.
In Italia iniziano a sorgere i primi Club, formati solitamente da non più di una decina di persone. Le prime repliche di armi importate sono soprattutto pistole a molla ed a gas a cui seguono i primi modelli di ibridi (gas + molla) come il Walther MPL.
Il primo fucile ad essere commercializzato è il FAMAS della Legione Straniera ed è probabilmente la replica tutt'oggi più venduta. In rapida successione iniziano ad essere importati sempre più modelli rendendo il SoftAir sempre più popolare.
Televisione e giornali iniziano ad accorgersi di questa nuova moda ma non comprendendola la demonizzano cercando di far apparire i giocatori di Softair come guerrafondai o bimbi mai cresciuti. Sia sulle reti private sia su quella pubblica, sia nei telegiornali come nelle trasmissioni televisive generalistiche il Softair appare come il gioco di alcuni fanatici paragonabili ai normali guerriglieri che fanno della guerra la loro vita.
Parallelamente le riviste del settore armi dedicano una o più pagine allo sport, però in modo positivo, anzi addirittura in modo molto professionale con schede tecniche e prove come per le migliori armi reali.
Nascono anche le prime pseudo Federazioni, in primis la FISAIR poi scomparsa a causa di problemi economici. A seguire l'ASNWG e la FISA. Di queste ultime due solo la prima è tutt'ora esistente e funzionante poichè anche la FISA ha dovuto cedere alle scarse adesioni e consensi, nonostante l'iniziale potenzialità dimostrata. L'ASNWG è attualmente l'unica Associazione/Federazione che raggruppa molti club d'Italia.
E' in questi anni che il Softair muove i primi passi verso il riconoscimento da parte degli organi sportivi nazionali. Attenzione però, non si tratta di riconoscimenti reali o ufficiali da parte dei grandi organi come il CONI bensì dell'accettazione dell'attività del Softair all'interno di associazioni e/o organi nazionali affiliati o riconosciuti dal CONI come enti sportivi dei quali il Softair tenta di assorbirne l'ufficialità di riflesso.
Negli ultimi anni il numero di club è aumentato esponenzialmente ed ultimamente il Softair gode di un rinato entusiasmo trasportato forse anche da Internet dove i club on-line spuntano (o muoiono) ogni mese come funghi.



DIVENTARE ASSOCIAZIONE SPORTIVA

Costituirsi come Associazione Sportiva non è affatto difficile, fermo adempiere ad alcuni obblighi di Legge come redigere un Atto Costitutivo ed uno Statuto. Ma andiamo con ordine.
Per prima cosa bisogna scrivere un Atto Costitutivo firmato dai soci fondatori. Un Atto Costitutivo è un documento, solitamente di un paio di pagine, con le informazioni preliminari/generali dell'Associazione che si vuole creare ed i dati dei soci fondatori come nome e cognome, residenza, carica sociale, ecc. Questo Atto deve ovviamente essere controfirmato da tutti i soci fondatori.
Il secondo passo è la creazione dello Statuto, probabilmente la parte più complessa dell'operazione. Lo Statuto dovrà regolare la vita del gruppo associativo e prevederne i possibili comportamenti. Lo Statuto deve essere quindi un documento completo ma non prolisso nel quale ogni socio o dirigente possa trovare risposta alle proprie perplessità sul comportamento dei membri o come comportarsi nelle varie situazioni. Lo Statuto può arrivare a comprendere i colori sociali del gruppo, la descrizione delle cariche, la possibilità di svolgere altre funzioni oltre a quella in oggetto della costituzione dell'Associazione, come impiegare il denaro, la tipologia dei soci, lo scioglimento, ecc.
Dopodichè, ma è facoltativo, si può redigere un regolamento interno, cioè un documento nel quale instradare i soci su cosa si deve e non si deve fare, soprattutto su quest'ultimo punto.

 

NOI E LA LEGGE

Normalmente le Forze dell’Ordine vengono avvisate dei campi utilizzati, anche se non esiste nessun obbligo in materia, campi che possiamo utilizzare grazie ai permessi dei proprietari.
Le ASG (Air Soft Gun) sono ritenute “... non idonee a recare offesa alla persona ...” (Art. 2, legge 110/75) dalla Commissione Consultiva Centrale per il Controllo delle Armi che le ha testate presso il Banco Nazionale di Prova di Gardone Val Trompia - Brescia.

Perciò il Soft Air è un’attività perfettamente legale, che si svolge in campi autorizzati, e che utilizza "armi" a norma di legge.

Nel file che potete scaricarvi trovate la Legge 110 del 1975 e la 526 del 1999. La prima contiene le norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, la seconda l'adeguamento alle norme europee per quanto riguarda (vedi art.11) i nuovi limiti di classificazione dei dispositivi di tiro di libera vendita.

Sempre all'interno del file troverete anche il Decreto n. 362 del 9 agosto 2001, che disciplina i dispositivi di libera vendita.

Inoltre lo staff di Airsoftnews, ha contattato il Catalogo Nazionale Armi (presso il quale si costituisce mensilmente la Commissione Consultiva per il Controllo delle Armi.) che ha confermato quanto segue: 

1 - Sopra 1 Joule e sotto i 7,5 Joule il dispositivo di tiro è un'arma con limitata capacità offensiva, è di libero acquisto, non deve essere denunciata ma può essere venduta solo in armeria e a maggiorenni. Inoltre detta arma non può sparare a raffica. 
2 - Sotto 1 Joule (per esempio le nostre ASG) il dispositivo può essere venduto in qualsiasi negozio. 
Non è comunque considerato "giocattolo" e deve seguire un iter burocratico molto simile a quello a cui sono sottoposte le armi vere 
3 - La Commissione valuta l'ASG della quale l'importatore chiede la classifica e, se vi sono i presupposti (potenza inferiore a 1 J certificato dal banco di prova di Gardone Val Trompia, e determinanti caratteristiche costruttive che ne impediscano la trasformazione in arma vera), classifica il modello (solo quello, non tutte le ASG) come "non avente attitudine a recare offesa alla persona". Quindi quel modello, importato da chi ha richiesto la classifica, diventa di libera vendita. Tutti gli altri no. 

IL TAPPO ROSSO - Riguardo al tappo rosso che le ASG devono avere alla volata riportiamo quanto deciso in Cassazione I, 11 ottobre 1991, n. 10213 sulla legge n. 36 del 21 febbraio 1999: " ... la semplice detenzione di arma giocattolo priva del prescritto tappo rosso non è prevista come reato ...". Questo vuol dire che è obbligatorio per importatori e rivenditori vendere le ASG con il "tappo rosso", ma non per l'utilizzatore finale (giocatore), che può avere l'ASG senza alcuna colorazione alla volata.

 

POCHE MA FONDAMENTALI REGOLE PER GIOCARE A SOFTAIR

1- E' FONDAMENTALE L'ONESTÀ DEL GIOCATORE NEL DICHIARARSI COLPITO.

2- I COMPONENTI DEI GRUPPI POTRANNO, DURANTE I GIOCHI, USUFRUIRE DI UNA O PIÙ ARMI SENZA LIMITAZIONE DI PALLINI E CARICATORI, SALVO ACCORDI PRELIMINARI DIVERSI.

3- I GIOCATORI HANNO L'OBBLIGO TASSATIVO DELL'USO DELLA MASCHERA DI SICUREZZA PER GARANTIRE LA PROTEZIONE DEGLI OCCHI E DEL VISO. QUALORA AD UN GIOCATORE CADESSE LA MASCHERA DURANTE IL GIOCO, L'AVVERSARIO NON DOVRÀ MAI VOLUTAMENTE COLPIRLO. MA INFORMARLO DELLA SUA PRESENZA INVITANDOLO A RIMETTERLA NELLA CORRETTA POSIZIONE.

4- UN GIOCATORE  È ELIMINATO DALLA PARTITA QUANDO VIENE COLPITO SULLE GAMBE, SULLE BRACCIA SUL GIBERNAGGIO E SULLA ASG, NON SONO DA CONSIDERARSI VALIDI I COLPI DI RIMBALZO.

5- I GIOCATORI COLPITI DEVONO IMMEDIATAMENTE GRIDARE PIÙ VOLTE A GRAN VOCE "COLPITO" QUINDI DOVRANNO DIRIGERSI VELOCEMENTE VERSO IL PUNTO DI RACCOLTA STABILITO. AI GIOCATORI ELIMINATI È SEVERAMENTE VIETATO FORNIRE INDICAZIONI O CONSIGLI AI PROPRI COMPAGNI, ANCORA IN ATTIVITÀ, SULL'ANDAMENTO DEL GIOCO; DEVONO INOLTRE EVITARE DI INTRALCIARE O DISTURBARE IN QUALSIASI MODO IL GIOCO (USANDO L'ARMA GIOCATTOLO, GRIDANDO, ECC.).

6- L'ESSERE O MENO "COLPITO" VIENE DICHIARATO DA CHI RICEVE I COLPI E NON DA CHI SPARA. UN GIOCATORE E' DA CONSIDERARSI COLPITO QUANDO UNA QUALSIASI PARTE DEL SUO CORPO O DELLA SUA ATTREZZATURA (ARMA COMPRESA) VIENE INTERESSATA DAL TIRO DIRETTO DEI PALLINI;COLPI DI RIMBALZO O A CADUTA NON HANNO VALIDITA'

7- NEL CASO LA VICINANZA ESTREMA DEI GIOCATORI O L'EFFETTO SORPRESA PERMETTESSE O SUGGERISSE AL GIOCATORE "VINCENTE" DI NON SPARARE MA DI "TOCCARE" O "ELIMINARE A VOCE" (EFFETTO ARMA BIANCA) IL GIOCATORE ELIMINATO QUESTI DOVRÀ DICHIARARE A BASSA VOCE LA PROPRIA ELIMINAZIONE IN MODO DA NON DIMINUIRE L'EFFETTO SORPRESA.

8- QUALORA IL GIOCATORE COLPITO DOVESSE RILEVARE AD UN COMPAGNO LA POSIZIONE O DARE QUALSIASI INFORMAZIONE UTILE TALE DA DANNEGGIARE L'AVVERSARIO, IL GIOCATORE CHE AVRÀ RICEVUTO L'INFORMAZIONE DORRÀ IMMEDIATAMENTE SMETTERE DI GIOCARE COME SE FOSSE STATO COLPITO.

9- NON È CONSENTITO ESPORRE O MOSTRARE LE ASG IN PUBBLICO, OVVERO AL DI FUORI DELLE AREE DI GIOCO; DURANTE IL TRASPORTO, LE ASG SARANNO RIPOSTE ALL'INTERNO DELLA LORO CONFEZIONE O IN UNA APPOSITA CUSTODIA.

10- E' VIETATO PUNTARE LE ASG VERSO PERSONE O COSE AL DI FUORI DEL GIOCO, NELLE PAUSE DELLO STESSO ED IN NESSUN CASO È CONSENTITO VERSO ANIMALI.

11- E' SEVERAMENTE VIETATO PORTARE QUALUNQUE ALTRA ARMA O PETARDI.
E` INVECE PERMESSO L`UTILIZZO DEI FUMOGENI.

 

LE REGOLE DEL NOSTRO SPORT...

sono molto semplici e si basano sull'onestà delle persone…
Il gioco consiste nel colpire l'avversario con un pallino di plastica di diametro 6mm sparato da un arma giocattolo con potenza non superiore a 1 joule. La persona colpita si deve auto-dichiarare e allontanarsi dalla fase di gioco fino a quando non ricomincia una nuova partita.
Le armi si chiamano Air Soft Gun (abbreviate ASG) e sono riproduzioni fedeli in scala 1/1 di armi vere. Dai famosi M16 ai Kalasnicov. I modelli sono numerosissimi con caratteristiche diverse gli uni da gli altri. L'unica cosa comuni a tutti è che la loro potenza non deve superare 1 joule cosi da rimanere sempre classificati come giocattoli comuni.
Obbligatori sono gli occhiali di protezione perché i pallini anche se sono sparati da giocattoli se arrivano negli occhi potrebbero fare male.

LO SCOPO
Lo scopo del gioco può variare di volta in volta, in genere bisogna conquistare una bandiera avversaria entrandone fisicamente in possesso entro un determinato tempo… basta prenderla in mano… se non si viene colpiti prima!
I giocatori che difendono la bandiera si appostano nei pressi di essa e mimetizzati al meglio cercano di eliminare quanti più avversari possibili colpendoli con i propri pallini senza farsi eliminare! Gli attaccanti invece cercheranno di avvicinarsi alla bandiera furtivamente all'obbiettivo senza farsi scoprire dai difensori… ma se vengono scoperti dovranno ingaggiare un combattimento e chi viene colpito viene eliminato. Esistono vari tipi di "scenari" per giocare in modo diverso dalla conquista della bandiera che consentono di variare il gioco e renderlo sempre più vario e divertente.

LE COMPETIZIONI
Generalmente le partite durano al massimo un ora così che in una domenica mattina si possano fare anche 4 o 5 partite… Chi viene quindi eliminato subito alla prima ha altre possibilità per rifarsi…
Diversi sono i tornei che hanno tipologie diverse di gioco.
I TORNEI
I tornei possono essere in un'unica giornata o dorare anche due giorni.
Quelli da una giornata generalmente hanno la tipologia PATTUGLIA:
La pattuglia consiste nel dover affrontare un determinato percorso con più obbiettivi entro un determinato tempo che varia in base al tipo di terreno (da 1 ora fino a 2° 30" per percorso). La pattuglia è composto da 8 uomini per Team.
Un'altra tipologia molto comune ma usata per di più per i tornei da due giorni è il COMBAT:
Consiste nel difendere un campo base e contemporaneamente cercarne di conquistarne quanti più possibili di quelli avversari. Si inizia a giocare il sabato alle 17.00 o 18.00 e si continua anche di notte fino a domenica verso le 11.00 o 12.00 (gli orari sono puramente indicativi).
Ci si deve quindi organizzare anche con tende e cibo per affrontare il lungo periodo di gioco. In queste manifestazioni possono giocare anche 500 persone in contemporanea in quanto vi possono essere anche 15 squadre da 35 elementi ciascuna (ovviamente il numero cambia in base alla grandezza del campo).

 


TATTICHE

Un buon affiatamento e una buona strategia sono le principali caratteristiche di una squadra vincente; questo avviene sia che giochiate sul serio sia che vi arrangiate. Tra noi organizziamo sempre squadre di tre-quattro persone (per forza di cose, siamo sette!) e per un campo piccolo è il numero migliore. Di queste quattro persone, o tre o cinque che siate, ci dovrebbero essere un caposquadra e tutta una serie di "caratteri": 1.
Il caposquadra - Fare il caposquadra non è semplice: bisogna avere spirito tattico, conoscere il campo e sapere sempre cosa fare durante la battaglia. Il caposquadra coordina e dà gli ordini ai compagni, deve studiare la migliore strategia per raggiungere l'obbiettivo e soprattutto si deve ricordare che si gioca a Soft Air per divertirsi: un caposquadra rigido, bacchettone e che manda i propri soldati al macello verrà presto inascoltato.
Il caposquadra, nell'individuare la strategia, dovrebbe sempre evitare ai propri uomini zone in cui resterebbero con le spalle al muro, un'eccessiva frammentazione e permettere loro una certa libertà d'azione in momenti particolari.
Ad esempio, un caposquadra con tre soldati dovrebbe fare due coppie, i cui componenti dovranno essere coordinati tra loro e dovranno aiutarsi a vicenda, avendo contatti con l'altra coppia soltanto in rari casi: una "recon squad" di due persone difficilmente viene identificata, se sa muoversi bene. In una partita di conquista della bandiera potrebbe essere una buona strategia inviare una coppia veloce con buone armi che distragga gli avversari, mentre un'altra coppia farà un giro largo per non farsi vedere e attaccare gli avversari dal retro o conquistare la postazione nemica.
L'importante è, all'interno di un gruppo, fare sempre il caposquadra a turno: questo vi permetterà innanzitutto di divertirvi di più, dato che chi comanda si diverte di più e chi obbedisce meno (non fate quelle facce, nella vita è quasi sempre così); inoltre vi aiuterà a sviluppare le vostre doti tattiche studiando le decisioni degli altri e soprattutto i loro errori.
2.
Il cecchino - Ogni squadra dovrebbe averne uno. Il cecchino è un solitario, silenzioso, con una buona mira e soprattutto in grado di stare fermo per lungo tempo senza perdere la pazienza. A lui i compagni dovrebbero sempre affidare la pistola più precisa e con gittata maggiore (oppure lo dovrebbero convincere a comprarsela, che è meglio) poiché il tiro di un buon cecchino può spesso evitare sconfitte catastrofiche (come farsi fregare da dietro). E' importante che il cecchino non si faccia mai prendere dalla foga di una battaglia che si sta svolgendo vicino a lui, dato che può essere un semplice diversivo, e che sappia cogliere ogni piccolo movimento intorno a lui. E' un compito difficile, ma vi assicuro che un buon cecchino riceverà sempre le lodi dei compagni e la rabbia degli avversari.
3.
I falchi - Altri membri importanti di una squadra sono i "falchi", cioè i ricognitori. In una piccola squadra ne basta uno, specialmente se siete in tre o quattro. I falchi di solito sono piccoli di statura, hanno poco ingombro come equipaggiamento, si muovono velocemente e senza farsi sentire. Il loro compito è di andare in avanscoperta, tornando rapidamente indietro ad avvertire i compagni se qualcosa non va (un'imboscata, un cecchino o un cambio di direzione degli avversari). Non è necessario che il falco abbia armi molto potenti, dato che alla mala parata gli conviene sempre battere in ritirata (mi è risuccesso di trovarmi solo contro tre che mi correvano dietro).
Ricordate che è importante dare appoggio al falco: se lui richiede un'azione diversiva significa che ha delle buone ragioni; spesso le parole sono di troppo.
4.
La difesa - Questo è un personaggio non sempre importante; se siete pochi, evitatelo pure. Il ruolo del/dei difensore/i è di stare dietro, proteggendo il campo base e la squadra da eventuali attacchi laterali o posteriori. Specie in una battaglia di cattura della bandiera conviene sempre lasciarsi dietro un difensore che possa controllare la zona.
Qui vi ho illustrato i quattro principali ruoli, ma voi siete liberi di non seguirne nemmeno uno, tutti, o di inventarvene ancora.
Altra cosa importante è saper pianificare i movimenti. Se nella squadra avversaria c'è qualcuno particolarmente abile per muoversi silenziosamente e per aggredire all'improvviso, lasciate un buon tiratore ai margini del campo vicino ai punti più pericolosi come il campo base. Inoltre dovete stare attenti a spostarvi sempre dove pensate che lui non possa essere. Ricordate che l'effetto sorpresa è in grado di triplicare le vittime.
Se i vostri avversari hanno un buon cecchino, muovetevi sempre a coppia, andando avanti a turno, mentre il compagno copre. Un cecchino preferisce una zona scura, possibilmente protetta dall'alto e dal retro, ed è spesso costretto a stare fermo per lungo tempo. Se lo identificate, non fate la stupidaggine di buttarvi addosso a lui, ma logoratelo da una zona protetta con fuoco rado e continuato. Anche questo andrà fatto in due, dato che uno dovrà stare attento che non arrivi altra gente indesiderata.
Il cecchino, bloccato così dai vostri colpi (tirate pure a vuoto, tanto lui non si muove. A Siena si dice: "Meglio ave' paura che buscanne !") sarà indaffarato a trovare il modo per andarsene, e a quel punto un altro vostro compagno dovrebbe tentare di fregarlo passando da un lato.
Se gli avversari sono dei buon assaltatori, difendete bene il campo base (o comunque qualsiasi cosa loro stiano cercando di assaltare). Chi va all'assalto tende a sparare un grosso numero di colpi all'inizio per spaventare gli avversari e farsi strada: se voi sarete ben protetti e in grado di risparmiare i proiettili, potreste coglierlo quando riamane a secco. Se vedete che l'assalto fallisce, non esitate e partite a vostra volta: l'assaltatore si troverà in quel momento affaticato dall'azione e potrebbe avere la peggio.
Se i vostri avversari stanno fermi in un punto, magari seduti a chiacchierare, significa che si trovano in una posizione molto vantaggiosa e possono controllare bene tutta la zona circostante. Mi è capitato che la squadra avversaria si sedesse sugli zaini del campo base e rimanesse lì.
A quel punto, controllate bene se c'è un modo per girar loro intorno e utilizzatelo. Se invece vedete che non c'è modo, avvicinatevi il più possibile senza farvi vedere e affrontateli in uno scontro frontale.
Purtroppo non è una cosa facile, dato che spesso è campo aperto, ma provateci lo stesso: potreste avere la meglio. Se invece siete nella macchia, ma comunque i vostri avversari sono ai limiti del campo, e quindi non potete arrivar loro da dietro, avvicinatevi lentamente e lanciate magari dei sassi da un lato per distrarli.
Questi sono solo alcuni esempi di tattiche base da tenere in considerazione quando si pianificano i movimenti. Comunque sarà il vostro buon senso (spero) che vi aiuterà quando ce ne sarà bisogno.

 

UN PICCOLO VADEMECUM PER ORIENTARSI

LA SCALA DI UNA CARTA


LE CARTE IN SCALA 1:25.000

FORMA DEL TERRENO E CURVE DI LIVELLO

SEGNI CONVENZIONALI

COLORI

LA DECLINAZIONE MAGNETICA

QUALCHE ESERCIZIO

VARI TIPI DI BUSSOLA

USO CORRETTO DELLA BUSSOLA

ESERCIZI CON LA BUSSOLA

ORIENTARE LA CARTA

RICERCA DI UNA DIREZIONE DI MARCIA

RICERCA DI UN PARTICOLARE

RICERCA DEL PUNTO IN CUI SI TROVA

MISURA DELLE DISTANZE PERCORSE


LA SCALA DI UNA CARTA

La scala di una carta dice a chi la usa di quante volte il disegno del terreno è più piccolo del terreno reale. Una scala 1 : 10.000 (si legge « uno a diecimila ») significa che ciò che sulla carta ha la lunghezza di un centimetro ha, nella realtà, la lunghezza di 10.000 centimetri ossia 100 metri. Una pianta di una città è di solito fatta con una scala di questo valore. Le carte topografiche più usate in Italia hanno le seguenti scale: 1 : 50.000 e 1 : 100.000.
La scala di una carta viene generalmente scritta subito sotto al disegno, al centro. In prossimità di essa si trova la scala grafica che facilita la lettura delle distanze sulla carta. La scala grafica è un segmento graduato, ossia suddiviso in 10 o 20 parti. II segmento, posto a rappresentare ad esempio 1 km., riportato idealmente sulla carta a congiungere due punti, permette di leggere immediatamente la distanza reale tra di essi.
Le scale più usate vanno da 1 : 5.000 a 1 : 25.000. Le mappe a scala più grande, come 1 : 5.000, permettono una lettura più agevole dei particolari del terreno. Tuttavia solo pochissime aree del territorio italiano sono descritte con questo dettaglio.
Tenete a mente che per sapere a quanti metri corrisponde un centimetro sulla carta è sufficiente togliere due zeri dalla scala ( 1: 50.000 1 cm = 500 m ).


LE CARTE SCALA 1:25.000

Le carte all' 1 : 25.000 dell'Istituto Geografico Militare (IGM) vanno molto bene per ogni percorso che non sia di proporzioni minime; al di sopra del chilometro, per intenderci, vanno bene. Queste tavolette (cosi vengono chiamate) coprono nel loro insieme I' intero territorio nazionale.
Una tavoletta è approssimativamente una carta quadrata di cm. 40 di lato. Dunque, fatte le dovute proporzioni, rappresentano un'estensione di 10 km. per 10 km. Per chi si muove a piedi, sono queste le dimensioni adeguate.
Due dati conviene tenere a mente con questa scala. II primo è che la distanza di 100 metri (si tratta di una distanza familiare, che si dovrebbe riconoscere ad occhio) appare sulla tavoletta come un segmento lungo 4 millimetri. II secondo dato si ricava dal fatto che la velocità tipica di una persona che cammina senza fretta e intorno ai 4 km. aII'ora. Facendo anche qui un semplice calcolo è possibile determinare uno spostamento « sulla carta » di 4 cm. ogni quarto d'ora. Se si cammina. Torneremo più avanti su questi valori che dipendono dalla persona, dall'andatura e dal tipo di terreno.
Le tavolette vengono ottenute per lo più da un rilievo aerofotogrammetrico. Riportano i confini di stato ed amministrativi. Dei centri abitati viene riportata la planimetria esatta e dettagliata. L'altimetria è espressa in metri e viene descritta dalle curve di livello


FORME DEL TERRENO E CURVE DI LIVELLO

Un'importante differenza tra una fotografia presa dall'alto ed una carta topografica è che in quest'ultima si riesce ad introdurre una terza dimensione descrivendo i rilievi mediante le curve di livello (o isoipse, dal greco isos = uguale e hypsos = altura). Le isoipse sono linee che congiungono tutti i punti aventi la stessa altezza sul livello del mare. La figura più avanti mostra schematicamente come una collina venga « affettata » da piani orizzontali ideali dando così le curve di livello corrispondenti. Leggere le curve di livello significa guardare una carta e capire come si presenterà il terreno. La difficoltà maggiore sta forse nel riconoscere i dossi dalle valli: infatti in tutti e due i casi le isoipse si presentano come una serie di V una dentro I'altra. Questa difficoltà si supera generalmente seguendo le linee di livello fino ad un punto dove, per la presenza sulla carta di un corso d'acqua o di una cima di colle, si riesca a capire quale linea indica la quota maggiore. Nelle tavolette vi sono tre tipi di curve di livello: direttrici, intermedie e ausiliarie, facilmente riconoscibili dalla grossezza del segno. Vi è una direttrice, a tratto pieno e marcato, per ogni 100 metri di dislivello. Spesso lungo la direttrice si trova il numero che ne indica la quota. Le linee intermedie, a tratto pieno e più leggero, sono tracciate per ogni 25 metri di dislivello. un corso d'acqua o di una cima di colle, si riesca a capire quale linea indica la quota maggiore. Nelle tavolette vi sono tre tipi di curve di livello: direttrici, intermedie e ausiliarie, facilmente riconoscibili dalla grossezza del segno. Vi è una direttrice, a tratto pieno e marcato, per ogni 100 metri di dislivello. Spesso lungo la direttrice si trova il numero che ne indica la quota. Le linee intermedie, a tratto pieno e più leggero, sono tracciate per ogni 25 metri di dislivello. Ve ne sono 3 fra due direttrici consecutive. Se le pendenze del terreno non sono molto forti, la lettura dei rilievi viene ulteriormente facilitata con le curve ausiliarie; la loro equidistanza e di 5 metri; sono tratteggiate. Nell'interpretazione delle curve di livello conviene tenere a mente queste regole:
– più le curve di livello sono vicine I'una all'altra, più il terreno è ripido; più sono lontane e più il pendio è dolce;
– un insieme di linee chiuse ad anello deve avere al suo interno una cima di un'altura (più raramente una dolina o un lago, ma senza emissario) ;
– dove le linee di livello hanno I'andamento di rette parallele equidistanti, lì il terreno ha una pendenza uniforme come un piano inclinato;
– curve di livello che presentano la concavità a monte indicano costoni o dorsali;
– curve di livello con la concavità a valle indicano impluvi (vallette, canaloni).


SEGNI CONVENZIONALI

Alcune fattezze del terreno che, a differenza di corsi d'acqua, coste, rilievi, non si possono rappresentare con delle linee in scala, vengono descritte da segni convenzionali. In genere i simboli impiegati sono riportati alla base della carta, insieme al loro significato. Nelle pagine seguenti sono riprodotti quelli più importanti.


COLORI

Le tavolette dell'I.G.M. possono essere disponibili in una delle seguenti tre versioni: 1) in bianco e nero; sono le meno facili da leggere. 2) in tre colori, con I'azzurro usato per tutto quello che riguarda le acque ed il marrone, o bistro, per le curve di livello. 3) in cinque colori; in questo caso:
- in nero vengono stampati i particolari del terreno che sono opera dell'uomo (case, ponti, strade, muri, linee elettriche, ecc.), ed i nomi che ad essi si riferiscono; vi sono alcune eccezioni, specificate qui sotto;

- in azzurro è indicata I'idrografia (rive del mare, o dei laghi, fiumi, torrenti, fontanili, ghiacciai, acquedotti, pozzi, ecc.), ed i nomi che vi si riferiscono;
- in marrone sono rappresentati i rilievi del terreno (curve di livello, scarpate, frane, ecc.). Le rocce tuttavia sono sempre stampate in nero per risultare più visibili;
- in verde viene generalmente rappresentata la vegetazione sia naturale (boschi, macchie, cespugli, ecc.), sia coltivata (vigneti, oliveti, agrumeti, ecc.) ;
- in rosso vengono rappresentate quasi tutte le vie di comunicazione (strade


LA DECLINAZIONE MAGNETICA

In ogni punto della superficie terrestre è presente un campo magnetico. Ogni campo magnetico orienta un ago calamitato e il campo terrestre, orienta I'ago della bussola in una direzione che con buona approssimazione coincide con il nord geografico. La coincidenza non è perfetta: la direzione nord e la direzione indicata dall'ago della bussola formano in realtà un piccolo angolo che viene chiamato declinazione magnetica. Questo angolo è I'errore che si commetterebbe prendendo per buono il nord magnetico.
Spesso la declinazione magnetica è indicata nelle carte topografiche e nelle carte nautiche con un numero o anche con un diagramma. La declinazione magnetica varia nel tempo: mediamente la variazione e pari ad 1' ogni 8 anni. Se dunque la carta topografica non è troppo recente e se è richiesta una buona precisione sarà opportuno correggere il dato sulla declinazione in modo da tener conto della variazione avvenuta. La declinazione magnetica in Italia è attualmente piuttosto piccola e normalmente si può prendere come nord la direzione indicata dalla bussola senza che ciò comporti apprezzabili conseguenze.


QUALCHE ESERCIZIO

Si possono fare molti esercizi con una carta topografica, per impararne I'uso. Ecco alcune proposte. Per quanto riguarda le applicazioni della bussola troveremo più avanti un paragrafo apposito.
1) E' buona cosa abituarsi a giudicare le distanze a occhio. Ad esempio, siete al limite di un avvallamento: quanto e lungo? Quanto e largo? Cercate di darne una valutazione numerica e, se esso è indicato sulla carta, controllate quanto siete andati lontano dal vero.
2) Portatevi in una località panoramica e, carta alla mano, cercate di riconoscere ciò che vi sta di fronte.
3) Camminate in campagna, senza fretta, portando con voi la carta della zona ed osservate come il terreno e la carta si corrispondono.
Non vi aspettate una corrispondenza perfetta. E' molto probabile che dalI'ultimo rilievo (le carte vengono normalmente aggiornate partendo da fotografie aeree) case e strade siano state costruite ma anche che altre siano sparite.
Cercate, nel vostro giro, di anticipare ciò che vedrete più avanti « ...tra 200 metri dovrei trovare un corso d'acqua con un ponte sulla destra... »; e controllate se è vero.


VARI TIPI DI BUSSOLE

Le più semplici bussole hanno I' ago magnetico libero di ruotare al centro di un quadrante sul quale sono indicati i punti cardinali o la Rosa dei Venti. Nelle bussole più complesse si trovano parecchi accorgimenti per meglio sfruttare la proprietà fondamentale dell'ago magnetico.

 

 

 

 

 

 

Innanzitutto I'ago, anziché essere « in aria », è immerso in un liquido. Questo dà due vantaggi: le oscillazioni dell'ago sono smorzate più rapidamente e dunque non si deve attendere a lungo per eseguire la lettura. In secondo luogo, poiché il costruttore al momento di introdurre il liquido e sigillare ha lasciato volutamente una bolla d'aria, è possibile, controllando che la bolla sia al centro, lavorare con la bussola orizzontale, ciò è necessario affinché I'ago possa indicare correttamente il nord magnetico. II liquido viene scelto tra quelli a basso punto di congelamento, ad esempio una miscela di acqua e alcool o glicerina. Un'altra utile caratteristica di alcune bussole è il cerchio graduato riportato sul quadrante che permette, come vedremo tra un momento, di misurare I'azimut degli oggetti circostanti. Tali bussole sono normalmente completate da un semplice dispositivo che facilita il rilevamento. Il dispositivo si compone di un mirino e di una fessura nel coperchio e di uno specchio (o lente) inclinabile che permette di leggere sulla bussola I'azimut dell'oggetto nello stesso momento in cui I'occhio lo punta con il mirino. Di complessità intermedia è la bussola cartografica tipo Silva, che è anche la più usata nelle gare di orientamento. Si compone essenzialmente di 3 parti, ognuna libera di ruotare rispetto alle altre 2. Le indicheremo per semplicità con tre nomi brevi: base, quadrante, ago. Essendo la più adatta ad un utilizzo per navigazione faremo sempre riferimento a questo tipo di bussola. La base è un rettangolo di plastica trasparente su cui è incisa una freccia che chiameremo freccia di direzione per distinguerla da un'altra di cui parleremo tra breve. Sui lati della base sono riportate delle scale in millimetri che possono far comodo per valutare le distanze sulla carta. Naturalmente si deve conoscere la scala della carta per sapere a quanto equivale un millimetro. Sulla base è anche presente una piccola lente d'ingrandimento che facilita la lettura di certi particolari. Su alcuni modelli sono presenti anche delle dime per segnare sulla carta il punto di partenza, di arrivo e l’obiettivo. II quadrante è un involucro anch'esso di plastica, ermetico, contenente al suo interno I'ago magnetico e il liquido smorzante. II quadrante, come si è detto, può ruotare sulla base. Intorno al quadrante è inciso un cerchio graduato che permette di leggere di quanti gradi il quadrante è stato ruotato rispetto alla base. Sul cerchio graduato sono anche riportati i 4 punti cardinali, facendo corrispondere il nord (N) alla posizione « zero gradi ». II fondo del quadrante è trasparente e porta incisa, a sua volta, una freccia. Questa punta sulla posizione N; la chiameremo perciò freccia di nord. L'ago è una sbarretta di materiale calamitato libera di ruotare anch'essa all'interno del quadrante sotto I'azione del campo magnetico terrestre. L'estremità che indica il nord è colorata di rosso e, nei modelli più costosi, è fosforescente. Per ora sarà sufficiente ricordare che dal centro della bussola partono la freccia di direzione, la freccia di nord e I'ago magnetico; di questi tre elementi due possono essere indirizzati a piacere, il terzo indica sempre il nord.


USO CORRETTO DELLA BUSSOLA

Tre avvertenze per quando si usa la bussola. La prima si riferisce al modo di tenerla in mano: la bussola va sempre tenuta il più orizzontale possibile in modo che I'ago sia libero di ruotare intorno al suo asse e possa quindi indicare il nord. La seconda riguarda I'influenza che può avere sull'orientamento dell'ago la presenza di masse ferrose. Bisognerà quindi fare attenzione di non fermarsi a cercare il nord in prossimità di automobili, macchine agricole, tralicci metallici.
Particolare attenzione va posta nel tenere lontana la bussola dal motore del fucile, sia durante il rilevamento, sia durante gli spostamenti. La terza è questa: quando si cerca il nord conviene essere in piedi con la bussola in mano e, se è necessario, ruotare tutto il corpo, piedi compresi. Così facendo rimane più facile conservare memoria della direzione trovata.


ESERCIZI CON LA BUSSOLA

Nelle righe che seguono verranno descritte le operazioni che si devono compiere con la bussola per risolvere certi problemi di navigazione.
Per ora, si ricordi solo che con la bussola si potrà:
- orientare la carta
- ricavare la direzione di marcia verso un certo obiettivo (ovvero la direzione in cui cercare un particolare topografico d'interesse)
- ritrovare sulla carta un particolare di interesse ed eventualmente conoscerne il nome
- fare il punto, ossia individuare sulla carta il luogo in cui ci si trova


ORIENTARE LA CARTA

Per leggere correttamente la carta è necessario orientarla, cioè disporre il disegno nella stessa posizione del terreno.
Per orientare la carta posizionate su di essa la bussola, poi ruotate il foglio su se stesso fino a che l'ago magnetico della bussola sarà rivolta verso la parte superiore della carta (l'ago sarà parallelo al bordo).


RICERCA DI UNA DIREZIONE DI MARCIA PRESTABILITA

II problema che più spesso si presenta è quello di sapere in che direzione si trova una certa meta. Starà poi al singolo valutare se sarà più conveniente marciare in linea retta o seguire un altro percorso.
Se ci si trova nel punto A e si vuole sapere in che direzione è situata la cima di colle B, su cui si sa che è posto il prossimo punto di controllo (o obiettivo), le operazioni da eseguire sono le seguenti:
1) Collocare la bussola sulla carta in modo che il lato lungo della base sia sulla congiungente di A con B;

2) Ruotare il quadrante della bussola in modo che la freccia di nord punti verso il nord della carta.
Nota: con le operazioni 1) e 2) è stato determinato I'azimut di B ed esso – facendo attenzione a non ruotare ulteriormente il quadrante – rimane memorizzato nella bussola; la carta, a questo punto, non occorre più e può essere messa da una parte;

3) Tenere la bussola in mano, orizzontalmente, e ruotare fino a che I'estremità nord dell'ago si sovrappone alla freccia di nord.
La freccia di direzione punta allora verso B; Con questa operazione si passa da un angolo misurato sulla carta all’ angolo reale della nostra direzione rispetto al nord;

4) Dirigersi verso tale direzione facendo attenzione che l’ago magnetico rimanga sempre sopra la freccia di nord;
Questa procedura si deve ripetere ogni 3/400 m essendo impossibile procedere più a lungo in linea retta.
La stessa procedura si applica ogniqualvolta si debba ricercare sul terreno un particolare individuato sulla carta.


RICERCA DI UN PARTICOLARE

Questo problema, che può essere considerato I'inverso del precedente, capita quando durante uno spostamento durante il percorso abbiamo bisogno di una conferma. Se si vede un elemento di particolare importanza a distanza non ci si farà scappare I'occasione di controllare se la carta lo riporta e se lo riporta nella direzione in cui lo vediamo.
Le operazioni da eseguire sono ora le seguenti.
1) Puntare, con la bussola orizzontale, la freccia di direzione verso oggetto B che si vuole riconoscere, ad esempio un campanile.
2) Ruotare il quadrante fintanto che la freccia di nord risulta sovrapposta all'ago magnetico, che naturalmente indica il nord. Nota: in questo modo si memorizza nella bussola I'azimut che B ha rispetto alla posizione A in cui ci troviamo.
3) Facendo attenzione a non modificare la posizione raggiunta dal quadrante (e disinteressandosi invece della posizione dell'ago, che non interessa più) porre la bussola sulla carta in modo che un lato lungo della base passi per il punto A e che la freccia di nord punti verso il nord della carta. II punto B, ossia il punto che sulla carta rappresenta il campanile, si trova allora sul lato di base passante per A (o sul suo prolungamento).
In questo caso l'uso di una bussola con mirino può consentire rilevamenti più agevoli. Sarà però più difficile riportarli sulla carta.
Rilevamento con bussola dotata di mirino: Aprire il tappo e la lente, avvicinare la bussola all'occhio, mirare il punto di riferimento facendo combaciare tacca di mira e mirino, leggere l'azimut attraverso la lente (potrebbe essere necessario inclinarla per leggere correttamente), fissare l'azimut ruotando la ghiera.
Disponendo di entrambe è possibile effettuare il rilevamento con la bussola dotata di mirino, riportare l'azimut sulla bussola cartografica e procedere al punto 3).


RICERCA DEL PUNTO IN CUI CI SI TROVA

Anche al navigatore più esperto capita di sbagliare e di non sapere più in che punto ci si trova. Con carta e bussola però è possibile « fare il punto » a condizione che si riescano ad individuare sul terreno almeno due particolari riconoscibili anche sulla carta.
Ad esempio:
abbiamo un navigatore che riconosce, e sa ritrovare sulla carta, un borgo sovrastato da un castello e la cima di un colle; quest'ultima è bene individuata per il fatto di far parte di un sistema collinare composto da due cime vicine e da una più lontana sulla destra. Chiamiamo il castello e il colle come particolari B e C e vediamo le operazioni da compiere per trovare la posizione A del navigatore sulla carta.
1) Misurare I'azimut di B rispetto al punto di osservazione A. Il navigatore in questo momento non è in grado di indicare dove si trovi il punto A sulla carta, tuttavia egli vede il castello B sotto un certo azimut che determina al solito modo e cioè: punta su B la freccia di direzione e ruota il quadrante fino a sovrapporre la freccia di nord sull’ago magnetico.
2) Tracciare sulla carta una retta passante per B ed avente I'azimut determinato al punto precedente. Ciò viene fatto ponendo la bussola sulla carta con la freccia di nord orientata verso il nord della carta e un lato di base, parallelo alla freccia di direzione, passante per B.
3) Misurare I'azimut di C rispetto al punto di osservazione A. E’ una ripetizione dell'operazione 1), fatta questa volta per la cima di colle.
4) Tracciare sulla carta una retta passante per C e avente I'azimut determinato al punto precedente.
Il punto A, incognito, ove si trova il navigatore, è allora determinato dall’intersezione delle due rette tracciate al punto 2) e al punto 4) e passanti per B e per C.
Questo metodo è tanto più preciso quanto più vicino ad un angolo retto è I'angolo che
formano le due direzioni dei punti B e C scelti come riferimento.
In alcuni casi la ricerca del punto in cui ci si trova può essere fatta con I'aiuto di un solo punto di riferimento. Se ad esempio siamo sicuri di trovarci lungo una strada segnata sulla carta, è sufficiente misurare I'azimut di B e tracciare sulla carta la retta corrispondente. II punto dove la retta taglia la strada individua sulla carta la nostra ubicazione. Lo stesso può dirsi se, anziché trovarci su una strada, siamo su una curva di livello, ossia se conosciamo (con una certa approssimazione) la nostra quota.
Anche in questo caso l’utilizzo di una bussola con mirino può semplificare l’operazione di rilevamento. Per riportare correttamente le rette sulla cartina sarà però necessario l’utilizzo di un righello.


MISURA DELLE DISTANZE PERCORSE

Abbiamo detto che per una navigazione precisa è necessario effettuare nuove misurazioni ogni 3/400 metri. Come fare per misurare questa distanza in modo preciso?
E' necessario movendosi a piedi, allora, abituarsi a contare i passi in modo da stabilire (sapendo in media il proprio passo a quanti centimetri corrisponde) in maniera sicura la distanza percorsa. In una squadra sarà necessario oltre al navigatore che avrà il compito di contare anche i passi, anche un elemento di controllo, che conterà a sua volta i suoi passi. Al momento di stabilire quanti passi si sono fatti, si farà la media fra i passi contati dal navigatore e dal controllore.
Più avanti sono riportate delle tabelle che possono essere di aiuto. Le misure sono indicative e variano da persona a persona

 

IN PIANO

PASSI PER 100 METRI

SECONDI PER 100 METRI

VELOCITA' IN KM/H

STRADA NON ASFALTATA

MARCIA

120

65

5.5

 

CORSA

84

35

10

TERRENO ACCIDENTATO

MARCIA

145

85

4

 

CORSA

100

45

5

IN SALITA

PASSI PER 100 METRI

SECONDI PER 100 METRI

VELOCITA' IN KM/H

STRADA NON ASFALTATA

MARCIA

140

130

2.7

 

CORSA

120

70

5

 

 

INFERMERIA

 

SI SA CHE GIOCARE A SOFTAIR NON E' PERICOLOSO, BASTA TENERE GLI OCCHIALI PROTETTIVI E SI E' AL SICURO. RISPETTO AGLI SPORT PIU' COMUNI IL NOSTRO LO SI PUO' DEFINIRE DAVVERO INNOCUO! BASTA PENSARE AL CALCIO E CONOSCERETE DI CERTO QUALCUNO CHE SI E' RIFATTO I LEGAMENTI,SI E' ROTTO QUALCOSA, HA ROVINATO LE CAVIGLIE, ECC... NON NOMINO SPORT COME LA BOX ECC DOVE IL CONTATTO FISICO E' NORMALITA'!!! LE INSIDIE DEL NOSTRO SPORT POSSONO ARRIVARE PERO' DAGLI INSETTI! NULLA DI PARTICOLARE..CORRIAMO GLI STESSI RISCHI DI CHI PASSEGGIA COI FIGLI IN MONTAGNA... CONOSCERLI PERO' CI AIUTA...

La pratica del tiro tattico, si svolge per la stragrande maggioranza e in tutte le stagioni, in ambienti boschivi o comunque in scenari naturali che costituiscono  uno degli aspetti affascinanti del nostro sport.

In questi ambienti e in tutte le zone geografiche vivono innumerevoli specie di invertebrati che a volte possono arrecare al softgunner fastidi più o meno gravi.

Il tipo di attività, che ci porta ad avere un contatto molto intimo con il terreno e la vegetazione, aumenta molto la probabilità di venire a contatto diretto con questi animaletti che, disturbati a casa loro, si difendono come possono, pungendo, morsicando, urticando, ecc. Le punture sono perforazioni della pelle a scopo "difensivo", i morsi hanno invece scopo "alimentare": è questo il caso degli insetti cosiddetti ematofagi che mordono per poter succhiare il sangue come le zanzare, i tafani, le zecche e le pulci.

Gli insetti possono essere occasionalmente pericolosi e la loro pericolosità viene  spesso sottovalutata.

Le punture o i morsi di alcuni di essi possono essere più o meno dolorosi ed avere anche conseguenze più o meno gravi.

Il dolore si manifesta a causa dell'azione 'azione di alcune amine, tra cui l'istamina e la dopamina, capaci di modificare l'ampiezza dei vasi sanguigni e per l'azione infiammatoria che ne consegue. In più, le sostanze tossiche che entrano subito in circolo sono fortemente allergizzanti. Costituite in gran parte da enzimi variano da specie a specie, con conseguente diversificazione degli effetti. Perciò si può essere sensibili a certe punture piuttosto che altre ed è sempre bene identificare cosa ci ha punto. Vediamo di capirne la necessità. Quando l'infiammazione sulla parte colpita si estende con gonfiore caldo e dolente per qualche ora o, peggio, quando perdura e peggiora entro le successive 48 ore, sarebbe meglio, da quel momento in poi, stare alla larga dalla particolare specie di insetto che ci ha punto. Le proteine dei vari veleni sono responsabili della più tragica delle conseguenze della reazione allergica, per fortuna abbastanza rara, che prende il nome di shock anafilattico.

Tra le migliaia di specie italiane di Insetti, soltanto una trentina sono da considerarsi davvero a rischio.

Esse riguardano pochi gruppi, tra cui: le Vespe, le Api, le Formiche e gli Scleroderma (Imenotteri), le Mosche, le Zanzare e i Pappataci (Ditteri), i coleotteri e certi bruchi di Farfalle (Lepidotteri). I restanti esseri (non Insetti) relativamente pericolosi sono Zecche e Ragni(Aracnidi), Centopiedi e Scolopendre (Miriapodi) ed anch'essi possono essere relativamente fastidiosi per il softgunner

In questo sezione cercheremo di conoscere meglio questi invertebrati, evidenziando le insidie che celano, il modo di riconoscerli e le pratiche da applicare per risolvere  gli inconvenienti da essi provocati:

 

CALABRONI, VESPE, API, POLISTE

CENTOPIEDI E SCOLOPENDRE

I PAPPATACI (Flebotomi)

GLI SCORPIONI

LE FORMICHE

MOSCHE

ZANZARE

PROCESSIONARIA

PULCI

RAGNI

ZECCHE

COLEOTTERI

SCLERODERMA

 

 

 

 

COME TRATTARE LE PUNTURE E I MORSI DEGLI INSETTI

SHOCK ANAFILATTICO

COME PROTEGGERSI

REPELLENTI SINTETICI

FITOREPELLENTI

 

Piccoli nemici

La pratica del tiro tattico, si svolge per la stragrande maggioranza e in tutte le stagioni, in ambienti boschivi o comunque in scenari naturali che costituiscono  uno degli aspetti affascinanti del nostro sport.

In questi ambienti e in tutte le zone geografiche vivono innumerevoli specie di invertebrati che a volte possono arrecare al softgunner fastidi più o meno gravi.

Il tipo di attività, che ci porta ad avere un contatto molto intimo con il terreno e la vegetazione, aumenta molto la probabilità di venire a contatto diretto con questi animaletti che, disturbati a casa loro, si difendono come possono, pungendo, morsicando, urticando, ecc. Le punture sono perforazioni della pelle a scopo "difensivo", i morsi hanno invece scopo "alimentare": è questo il caso degli insetti cosiddetti ematofagi che mordono per poter succhiare il sangue come le zanzare, i tafani, le zecche e le pulci.

Gli insetti possono essere occasionalmente pericolosi e la loro pericolosità viene  spesso sottovalutata.

Le punture o i morsi di alcuni di essi possono essere più o meno dolorosi ed avere anche conseguenze più o meno gravi.

Il dolore si manifesta a causa dell'azione 'azione di alcune amine, tra cui l'istamina e la dopamina, capaci di modificare l'ampiezza dei vasi sanguigni e per l'azione infiammatoria che ne consegue. In più, le sostanze tossiche che entrano subito in circolo sono fortemente allergizzanti. Costituite in gran parte da enzimi variano da specie a specie, con conseguente diversificazione degli effetti. Perciò si può essere sensibili a certe punture piuttosto che altre ed è sempre bene identificare cosa ci ha punto. Vediamo di capirne la necessità. Quando l'infiammazione sulla parte colpita si estende con gonfiore caldo e dolente per qualche ora o, peggio, quando perdura e peggiora entro le successive 48 ore, sarebbe meglio, da quel momento in poi, stare alla larga dalla particolare specie di insetto che ci ha punto. Le proteine dei vari veleni sono responsabili della più tragica delle conseguenze della reazione allergica, per fortuna abbastanza rara, che prende il nome di shock anafilattico.

 

Tra le migliaia di specie italiane di Insetti, soltanto una trentina sono da considerarsi davvero a rischio.

Esse riguardano pochi gruppi, tra cui: le Vespe, le Api, le Formiche e gli Scleroderma (Imenotteri), le Mosche, le Zanzare e i Pappataci (Ditteri), i coleotteri e certi bruchi di Farfalle (Lepidotteri). I restanti esseri (non Insetti) relativamente pericolosi sono Zecche e Ragni(Aracnidi), Centopiedi e Scolopendre (Miriapodi) ed anch'essi possono essere relativamente fastidiosi per il softgunner

In quest'articolo cercheremo di conoscere meglio questi invertebrati, evidenziando le insidie che celano, il modo di riconoscerli e le pratiche da applicare per risolvere  gli inconvenienti da essi provocati.

Cominciamo con gli Imenotteri.

 

CALABRONI,  VESPE, POLISTE, API

Fra gli insetti che pungono, api e vespe, appartenenti alla famiglia degli Imenotteri, sono i più temuti. Le prime, più docili, pungono solo se provocate, le seconde (più insidiose) anche quando sono semplicemente disturbate mentre ronzano sui fiori, sul cibo o l’immondizia da cui sono attratte.

Le femmine di questi insetti hanno un pungiglione uncinato all’estremità dell’addome, collegato con una piccola sacca interna contenente il veleno. Il pungiglione delle vespe è scarsamente uncinato e consente loro di infliggere più di una puntura quello delle api è invece munito di numerosi uncini che, dopo la puntura, lo ancorano alla pelle della vittima provocando, al distacco, lo strappo di tutto l’apparato addominale dell’insetto e la sua morte. Il pungiglione che resta conficcato nella pelle deve essere rimosso per evitare infezioni dovute all’entrata in circolo di microrganismi, facendo attenzione a non comprimere il sacco e spremere così altro veleno: non tiratelo,  premete invece sulla parte punta con un tubicino qualsiasi (es.refill di biro o cannuccia) facendo attenzione a non toccare i supporti dell'aculeo (tale metodo è indicato anche per estrarre spine vegetali) quindi disinfettate bene la zona interessata; in mancanza del tubicino premete di lato intorno alla sede di inoculo.

Il veleno di questi insetti contiene sostanze irritanti responsabili degli effetti locali, per lo più arrossamento, gonfiore con dolore anche intenso. Il pericolo più grave è rappresentato dalle reazioni allergiche. Mentre nella maggior parte degli adulti sono necessarie più di 100 punture per inoculare una dose letale di veleno, una sola puntura può causare una reazione anafilattica mortale in un individuo ipersensibile. I sintomi che si avvertono sono vampate di calore al volto, orticaria, prurito, difficoltà a respirare (broncospasmo), giramenti di testa (per diminuzione della pressione), sudorazione, pallore, gonfiore (edema) che interessa il volto, gli occhi, la lingua e la laringe e può presentare gradi variabili di gravità con diversa combinazione dei sintomi. L’edema e il prurito sono sintomi importanti perché possono presentarsi precocemente (entro 10-20 minuti dalla puntura) e segnalare l’imminente comparsa di una crisi. E’ importante conoscerne i sintomi premonitori per poter intervenire tempestivamente e raggiungere il più vicino posto di Pronto Soccorso.

Tra le Vespe ricorderemo il più pericoloso degli insetti italiani, il Calabrone (Vespa crabro), il cui veleno anche se quantitativamente minore ricorda quello del cobra. Bisogna identificarlo bene, senza confonderlo con altre specie meno pericolose. Mentre le Api e i Bombi sono ricoperti di pelo, il Calabrone, come tutte le Vespe, e' liscio. Comunemente viene confuso con una creatura abbastanza innocua, nera, grossa e pelosa, che ronza rumorosamente: la Xilocopa.  Il Calabrone e' invece in gran parte giallo a bande nere con la testa e il torace rosso cuoio è può raggiungere considerevoli dimensioni (3-4 cm.). Il suo nido ricorda una torta a strati.

Può trovarsi in case disabitate, cavità di rocce, muri o tronchi, in contenitori chiusi.

Una puntura in bocca può facilmente provocare l'occlusione delle vie aeree; in questo frangente recativi immediatamente al più vicino pronto soccorso. Per punture in altre parti del corpo è consigliabile di raffreddare il più possibile la parte (es.con ghiaccio sintetico, acqua fredda, ecc.) per arrestare il gonfiore e la diffusione del veleno.

Se disponibile potete applicare una specifica pomata per punture d'insetto o del Prep, reperibili in farmacia.

 

Mentre gli Apidi vanno quasi esclusivamente sui fiori alla ricerca del polline, molte Vespe si avvicinano a qualunque sostanza zuccherina o carnea. Tenete presente che i profumi e il sudore  possono irritare le specie più fastidiose.

Tutti gli Imenotteri sono pressoché innocui lontano dal nido e sempre più aggressivi man mano che ci si avvicina ad esso. Naturalmente bisogna sempre evitare di toccarli. Qualora, accidentalmente, ci si rendesse conto di aver disturbato un nido, agite come segue: non gesticolate e non parlate, tenete gli occhi socchiusi; quindi aspettate qualche minuto poi, senza fare gesti bruschi, scostatevi di cinque o sei metri. Quando l'attività della colonia  sembra diminuita, allontanatevi in fretta. Nel caso di punture multiple, specialmente di Calabrone, è bene portare immediatamente il malcapitato, la cui vita è in serio pericolo, al pronto soccorso.

Alcune specie, essendo normalmente ospiti di pesce marcio e immondizie, sono vettrici di infezioni. Si tratta delle Vespe cartonaie (Polistes gallicus), dall'aspetto smilzo, che costruiscono nidi grigi a forma di cono. Quando occasionalmente si è aggrediti, si consiglia soprattutto di lavare con acqua e sapone e disinfettare prontamente.

In commercio esistono pomate protettive e medicamentose (Fargan, Polaramin, ecc.), la cui azione è molto più efficace dell'aspersione indiscriminata di ammoniaca. 

Per evitare di essere punti da vespe e affini, tenete sempre presenti queste semplici regole:

1. Non avvicinarsi mai a muretti a secco, bidoni vuoti, alberi cavi, cavità di ogni genere o case abbandonate da un po' di tempo, quando vi si scorga una certa attività di vespe o insetti simili. Gli insetti con aculeo pungono quasi esclusivamente nei pressi del nido, ovvero a meno di 4 metri da esso. In tal caso il pericolo è maggiore a causa del gran numero di esemplari presenti e tutti aggressivi.

2. Avvicinarsi con prudenza agli alberi con frutta matura (specie pere, pesche e fichi) e, se siete tentati di mangiarla, esaminatela con estrema attenzione prima di portarla alla bocca: che non vi siano vespe all'interno, in scavi da esse stesse prodotti.

3. Prestare attenzione durante il rancio all'aperto, poiché le vespe sono attratte dal cibo e, se toccate, pungono immancabilmente.

4. Portate sempre guanti completamente chiusi e con polso alto facendo attenzione a  non infilare i piedi  o le mani sopra nidi di vespe.

5.  attenti a non tenere la bocca aperta, dove potrebbero penetrare al volo vespe o altro, anche per questo è consigliabile indossare la maschera integrale o comunque una sciarpa a rete davanti alla bocca.

6. Tener presente che un corpo sudato attira fortemente insetti pungitori (mosche e vespe).

7. Non bere mai da un contenitore opaco (borracce,thermos,lattine), lasciato aperto.

8. Evitate di scacciare con gesti violenti insetti che vi ronzano intorno. E' consigliabile fare gesti meno rapidi e, in caso vi si posi un insetto addosso, scrollatelo con un colpo secco.

 

ZECCHE

Le zecche sono Acari e si nutrono di sangue, ma solo tre volte nella loro vita, una per ogni stadio. Avvertono l'avvicinarsi della vittima con uno speciale organo rivelatore, vi si aggrappano, arpionando poi la pelle nel punto più adatto fino a gonfiarsi di sangue.

Normalmente sono parassiti degli animali (cani, topi, uccelli, ovini, animali selvatici, ecc). Occasionalmente anche l’uomo può esserne vittima, soprattutto nei boschi.

Vivono sul terreno, sull'erba. Prediligono i climi temperati e le zone a maggiore umidità.
Si trovano in prevalenza ai margini dei boschi, nelle radure, alla base dei cespugli e vicino ai corsi d'acqua; raramente sopra i 1.500 metri.
Le zecche pungono da primavera ad autunno inoltrato (il periodo critico è quello tardo-primaverile ed estivo), anche se non si possono escludere i mesi invernali.
Vi sono tre principali tipi di zecche che possono dare problemi all’uomo:

la zecca dei cani (Ixodes ricinus); responsabile della menigo-encefalite e dell'atrite infiammatoria (malattia di Lyme), che é abbastanza lenta e predilige i luoghi più umidi, specialmente l'erba.

La famigerata zecca molle dei colombi (Argas reflexus); la sua saliva è fortemente allergizzante e (solo in individui predisposti), può dare luogo ad un mortale shock anafilattico. La sindrome letale può scatenarsi solo in soggetti sensibilizzati da un morso già ricevuto.

La zecca dei cani e dei gatti (Rhipicephalus sanguineus);

La specie è in grado di muoversi molto rapidamente e, non avendo bisogno d'umidità, vive benissimo anche in luoghi asciutti, dove via sia un passaggio anche occasionale d'animali.

La sua attività è prettamente notturna, essa sorprende le vittime specialmente nel sonno, di giorno si aggrappa soltanto all'ospite per raggiungere con lui un nuovo sito.

La febbre bottonosa (o petecchiale), è una pericolosa sindrome dovuta al germe Rickettsia conovi, presente  a volte nella zecca in questione.

È doveroso precisare che non tutte le zecche sono infette e costituiscono pericolo di malattia.Il morso dell’animale può anche passare del tutto inosservato, con una piccola zona arrossata che compare qualche giorno dopo il contatto. Altre volte causa immediatamente dolore e forte prurito.Dopo ogni sessione di gioco, al rientro a casa lavatevi accuratamente ed accertatevi dell’assenza di zecche sui vestiti e sul corpo (soprattutto nel torace e nelle zone genitali).In caso localizzaste lo sgradito ospite, dovete rimuoverlo immediatamente, perchè tanto maggiore è il tempo che resta attaccato alla pelle, tanto più aumentano i rischi di contrarre infezioni.

Come si rimuovono le zecche.
Per evitare gravi infezioni, è inopportuno rimuoverle violentemente.

Prima dell’asportazione è opportuno cospargere la zecca con olio vegetale (va bene anche l’olio di vaselina); attendete qualche minuto quindi afferratela con una pinzetta (tenuta il più possibile vicino al punto in cui la zecca è attaccata) e staccatela compiendo una leggera trazione e contemporanea rotazione in senso anti-orario, evitando di strapparla. Fate attenzione a non tirare il parassita per la parte posteriore del corpo, altrimenti il contenuto del suo intestino potrebbe riversarsi nella vostra pelle tramite la bocca, aumentando il rischio di infezione.

Assicuratevi di aver eliminato la testa della zecca quindi disinfettate con cura la parte morsa ed eventualmente applicate pomate antistaminiche.

Malattie causate da zecche      

Le zecche possono trasmettere diversi agenti patogeni responsabili di molte malattie nell’uomo. Tra queste ultime vanno segnalate le seguenti:

Borreliosi di lyme:

malattia infettiva provocata da un batterio sensibile agli antibiotici (Borrelia Burgdorferi) di cui sono serbatoi naturali i topi del bosco. Altri animali selvatici (come lepri, volpi, ungulati e uccelli) possono occasionalmente ospitare il batterio e contribuire alla sua diffusione in ambito silvestre.
E’ diffusa nel Friuli Venezia Giulia, in particolare nel Carso Triestino, in alcune aree geografiche dell’Alto Adige, della Liguria e del Veneto. Casi sporadici vengono segnalati in altre regioni

E’ caratterizzata da un arrossamento indolore della cute (che tende lentamente ad espandersi)
 attorno alla zona del morso della zecca infetta, con tipico pallore centrale, chiamato eritema cronico migrante (questa lesione compare dopo un periodo di 4-60 giorni dal morso) spesso accompagnato da ingrossamento delle ghiandole linfatiche vicine al luogo del morso e da una sintomatologia simil influenzale con gonfiore e dolore alle articolazioni.Se non viene curata con gli antibiotici la malattia può colpire, in fase tardiva, il sistema nervoso, gli occhi e il cuore; può manifestarsi con sintomi talora gravi, persistenti e, se non curata, assume un decorso cronico.

La terapia avviene con comuni antibiotici che però vanno prescritti dal medico e assunti nelle dosi, con le modalità e i tempi richiesti dall'infezione.
Una terapia iniziata tempestivamente, alla comparsa dei primi sintomi, è garanzia di completa e definitiva guarigione.

Meningoencefalite da morso di zecca  (tbe):

malattia infettiva causata da un virus, non sensibile agli antibiotici, e trasmessa attraverso il morso di zecca. Colpisce il cervello, le meningi e il midollo spinale.E’ caratteristicamente bifasica. La prima fase inizia circa 7 giorni dopo il morso di zecca con una sintomatologia simile all’influenza. Dopo un periodo di benessere che può durare fino ad un massimo di 20 giorni, in alcuni casi inizia la seconda fase caratterizzata da febbre alta e segni di interessamento del sistema nervoso centrale (cefalea, vomito, rigidità nucale, torpore, stato comatoso).

 

I PAPPATACI (Flebotomi)

Questi insettini volanti, sono i possibili vettori del protozoo che causa  la leishmaniosi.

Solo alcune specie sono responsabili della diffusione della malattia nelle zone endemiche del bacino del Mediterraneo (in particolare P. perniciosus, P. perfiliewi e P. major sono i vettori di Leishmania donovani infantum in Italia).

Nel mondo esistono diverse forme della malattia; delle due forme mediterranee, la più conosciuta è la forma cosiddetta viscerale, o Kala-azar, di cui il cane è il contenitore naturale.

Il pappatacio è un insetto che, pungendo soggetti già infetti, la trasmette a soggetti sani. Tale insetto non è precisamente una zanzara, è una creatura molto più piccola e dai cicli vitali molto diversi. Le sue larve, a differenza di quelle di zanzara, non nascono nell'acqua, bensì nelle fessure del terreno (specialmente negli sbancamenti ad una ventina di cm. di profondità), tra gli sterpi misti a terra, nelle fascine, tra la spazzatura, il pietrame, ma anche in cantine sporche e fogne in disuso. Le condizioni ottimali sono: temperatura tiepida e molta umidità. Il loro cibo è rappresentato da residui organici, feci di topo e di rettile, pelli varie. A questo punto però, attenzione: chi trasmette la malattia non sono le larve, ma la femmina dell'insetto adulto.

 

I flebotomi hanno:

  • Corpo di colore giallo-pallido o giallo-ruggine, piccolo, lungo circa 2-3 mm (fino ad un massimo di 5), coperto da lunghi e fitti peli; il torace e l'addome formano un angolo quasi retto (ciò che li rende riconoscibili anche ad occhio nudo)
  • Testa allungata ed inserita sul collo in modo da formare un angolo di 45°
  • Occhi composti, voluminosi, di colore scuro, situati ai lati della testa (appaiono rotondeggianti se visti di profilo e reniformi dorsalmente)

     
  • Palpi (appendici articolate in rapporto con l’apparato buccale aventi funzione sensoriale) pelosi ricurvi;
  • Proboscide corta e diretta in basso;
  • Antenne lunghe, pelose, costituite da 16 segmenti o articoli (alcuni di questi fungerebbero da organi di senso);
  • Ali grandi, pure pelose, di forma subovale.  

 

Si tenga presente che di giorno i pappataci dormono, nascosti nelle fessure umide, nelle stalle e nelle abitazioni che offrano adeguate caratteristiche. L'attività dei pappataci si svolge quasi esclusivamente da giugno a settembre, periodo nel quale possono avvicendarsi due generazioni. Fortunatamente sono esseri molto delicati, la pioggia e il vento li disturbano, costringendoli a nascondersi, inoltre la luce diretta del sole li uccide in pochi istanti.

 

Mentre i maschi si nutrono di succhi vegetali, le femmine sono ematofaghe (determinando irritazione con la loro puntura) e per questo hanno strutture buccali atte a perforare la pelle dei propri ospiti.

Il pasto di sangue da parte delle femmine si compie generalmente durante le ore notturne, con picchi intorno alla mezzanotte e un'ora prima del sorgere del sole; si parla anche di un picco immediatamente dopo il tramonto.

Una singola puntura può essere indolore ma l'attacco di più flebotomi provoca quasi sempre un certo dolore.
Nel sito dove è avvenuta la puntura può manifestarsi una reazione cutanea locale, pruriginosa, con formazione di una piccola papula (rigonfiamento della cute) che può persistere per alcune settimane.
Conseguentemente alla puntura si può verificare una reazione allergica, soprattutto in soggetti provenienti da zone non endemiche (fenomeno più o meno generalizzato con febbre e cefalea).

Il volo dei flebotomi è molto silenzioso e di breve durata ed estensione.

 

La femmina quindi, che puo trasportare nell'intestino  il protozoo flagellato (Leishmania donovani infantum),  prima di depositare le uova, come accade alla zanzara, deve fare un pasto completo di sangue. Quando punge un essere umano (specialmente sulle dita), il protozoo, ormai risalito attraverso l'apparato succhiante, passa nel sangue della vittima, quindi nel midollo osseo, nel fegato o nella milza. Poiché il canale succhiante è spesso occluso dai parassiti, per raggiungere la quantità di sangue necessaria, il pappatacio è costretto a pungere più volte.

L'incubazione della malattia avviene generalmente in dieci giorni, ma ci sono casi in cui può mantenersi latente per alcuni mesi e poi manifestarsi d'improvviso. Può dare segni di sé con una semplice febbriciattola con stanchezza e disturbi digestivi, oppure con sintomi netti: febbre costante, irregolare, che non si riesce a smorzare con nessun metodo, pallore cadaverico, gonfiore della milza, diarrea e mancanza d'appetito.

Ci si può difendere dagli attacchi del flebotomo con idonee sostanze repellenti.

 

GLI SCORPIONI

Non staremo a dilungarci sulla morfologia degli scorpioni in quanto molto tipica e ben conosciuta data la loro diffusione in tutt’Italia.

Il veleno delle specie dell'area Mediterranea è, in un solo caso, paragonabile a quello di un calabrone, nelle restanti specie lo è anche meno. 

Lo scorpione teme fortemente l'uomo e lo punge in rari casi, solo se stuzzicato, afferrato con le mani o schiacciato a piedi nudi.

Se occasionalmente accadesse, si produrrebbe soltanto un leggero gonfiore localizzato, risolvibile in breve tempo con impacchi freddi o pomata antistaminica, nei casi di maggior sensibilità.

E' anche opportuno spremere la pelle per estrarre il veleno.

Sono cacciatori notturni, si nutrono di piccole creature: insetti anche nocivi e millepiedi.

Gli scorpioni sono animali tipici delle zone tropicali e subtropicali. Derivano da antichissime ere, che risalgono a 400-450 milioni d'anni fa, quindi possono considerarsi tra gli esseri più antichi della terra. L'epoca da cui risalgono (Siluriano) fu caratterizzata dal calore e l'umidità, condizione per loro tuttora ottimale, motivo per cui gradiscono restare nascosti, sotto pietre e cortecce. Di notte cacciano, servendosi delle chele e usando il pungiglione solo in casi d'estrema necessità.I piccoli, del tutto bianchi, restano sulla schiena della madre, che li protegge fino alla sviluppo della prima muta.

La Classe a cui appartiene lo scorpione è quella degli Aracnidi, ordinamento molto vasto i cui rappresentanti possiedono 4 paia di zampe (otto in tutto) non hanno ali né antenne e il loro corpo è diviso in due sole parti

 

Le specie italiane di scorpioni sono abbastanza poche. La più comune, che tutti conosciamo è l' Euscorpius italicus.

Altre Specie, più piccole, anch'esse con le chele ingrossate all'apice e molto simili all'italicus sono: Euscorpius carpathicus ed Euscorpius flavicaudis , quest'ultimo con zampe e vescicola velenifera giallo translucidi.  Esiste poi l'Euscorpius germanus, o scorpione di Trieste, molto meno noto e, in talune grotte, il Belisarius xanbeui, molto piccolo e abbastanza raro.Circa un'ultima specie, il Buthus occitanus, c'è da dire che si tratta di uno scorpione relativamente pericoloso, riconoscibile per le chele non ingrossate e il colore decisamente rossiccio.  E' spagnolo ma è stato osservato anche in liguria sulla frontiera italo francese.

Il Buthus provoca una febbre molto alta per almeno due giorni.

 

 

LE FORMICHE

Questi imenotteri non sono pericolosi, ma, soprattutto se ci si sdraia su una colonia, possono dare morsi anche dolorosi.

Tra le varie specie presenti in Italia la formica scientificamente denominata Iridomyrmex humilis,o formica Argentina,è una delle più bellicose; si ritrova frequentemente nel territorio di Sanremo.

Essa costruisce i suoi nidi al riparo presso le abitazioni, sotto le pietre, ai piedi dei vecchi alberi. Al sopraggiungere dell'inverno le colonie numerosissime si nascondono in luoghi riparati, anche in mucchi di terra, fessure di muri, incolti piuttosto sabbiosi, ecc., con centinaia di regine e migliaia di operaie. In primavera si dividono formando svariati formicai distinti.

La specie si distingue dalle altre per una strozzatura tra torace e addome, il peziolo, formata da un solo segmento. Onnivora e prevalentemente notturna, è in grado di diffondere microrganismi patogeni. Il Ponente Ligure è  l' habitat preferito dalla formica.

É stata segnalata la presenza anche nelle seguenti Provincie: Savona, Roma, Napoli, Reggio Calabria, Palermo e Messina, tutte località dal clima particolarmente favorevole, mai distante dalla costa per il forte tasso di umidità di cui abbisognano i formicai.

l'insetto, estremamente vitale è in grado di distruggere ogni altra specie di formica.                              Da temere sono anche la formica nera e la formica rossa dei boschi. La prima vive vicino agli alberi o sotto le pietre, ma di frequente si stabilisce anche nelle crepe dei muri delle abitazioni, La formica rossa dei boschi si trova quasi esclusivamente vicino agli alberi, soprattutto conifere come larici e abeti. Il loro morso rilascia acido formico, e provoca irritazione e dolore.                                                     Anche le femmine attere (senza ali) di Mutilla europaea, una formica largamente diffusa in Europa, Italia compresa (con la più alta densità in Sardegna), sono dotate di un aculeo retrattile connesso a ghiandole del veleno e possono pungere occasionalemte l'uomo.                                                                             In caso di morsi applicate subito un cubetto di ghiaccio (o ghiaccio sintetico) o una garza imbevuta d’acqua fredda sulla zona colpita. Disinfettate con cura la pelle.                                                   Eventualmente valutate con il medico il ricorso ad antibiotici, se la lesione non guarisce in poche ore. Il morso può “far passare” germi come streptococchi e salmonelle, che possono provocare infezioni della gola, della pelle o dell'intestino.

 

LE MOSCHE

Comunissime e molto conosciute da tutti, le mosche sono abbastanza sottovalutate nella loro pericolosità.

Sono nocive essenzialmente a causa del loro modo di nutrirsi, sia che lambiscano i liquidi, attraverso cui trasmettono germi patogeni, sia che suggano il sangue (specie ematofaghe succhiatrici, il cui apparato boccale  provoca morsi dolorosi come ad esempio i tafani).

Alcune specie dopo il pasto rigurgitano parte del cibo ingerito, con conseguente diffusione di germi pericolosi.

Oltre le infestazioni dovute al rigurgito, sono portatrici di salmonella e streptococchi, rickettsia, batteri, stafilococchi e protozoi vari, nonché elminti (vermi), Escerichia coli, ecc., microrganismi trattenuti con facilità da peluria e cuscinetti adesivi con cui si arrampicano. All'uomo possono trasmettere tifo e tubercolosi.

I morsi dei tafani possono provocare un forte dolore, e un notevole prurito, con rigonfiamento e arrossamento della parte interessata; in genere si risolvono in un tempo più o meno breve senza nessuna conseguenza in quanto la loro saliva non contiene gli allergeni presenti nel veleno degli imenotteri e raramente causa reazioni anafilattiche.                                                                                 Applicate un cubetto di ghiaccio per ridurre l’infiammazione e spalmate una pomata antistaminica sulla cute.                                                                                                                                              Controllate l’evoluzione del ponfo, che dovrebbe ridursi nel giro di poche ore. In caso di shock anafilattico recatevi al più vicino pronto soccorso.

 

LE ZANZARE

La zanzara è alla ricerca di sangue soltanto quando ha bisogno di proteine speciali, per deporre le uova. Sono quindi soltanto le femmine a pungere.

E' l'ospite stesso l'elemento principale di richiamo: Nella prima fase, alla distanza, sono le concentrazioni di CO2, causate dalla respirazione e dai pori, a generare lunghe scie di bollicine che attraggono infallibilmente gli insetti.

A distanza ravvicinata, anche al buio, è il calore del corpo ad assicurare l'avvenuta intercettazione.

Nel momento della puntura iniettano un gettito salivare che funge da antiemostatico.

Le sostanze interessate sono diverse, a seconda della specie, e non sono veleni, bensì principi vasodilatatori, che rallentano la coagulazione ma nel contempo hanno un'azione irritante, nell'uomo, si hanno infatti reazioni repentine e irritazioni più o meno violente.

L'estrema differenziazione degli agenti irritativi fa sì che persino ceppi diversi di zanzare della stessa specie provochino reazioni nuove, come al primo incontro.

Esistono circa sessanta specie di zanzare in Italia e nuove se ne stanno aggiungendo. Ne esistono di notturne e diurne, viventi in stagioni calde e anche invernali. Sono le ultime arrivate a darci più fastidio, dal momento che l'organismo non riconosce ancora la loro saliva.

Peculiarità di queste nuove specie (soprattutto le Aedes albopictus, dette anche zanzare tigre),  è la possibilità di formare individui anche in un filo d'acqua.

La protezione avviene tramite l'uso di  liquidi repellenti 

Per chi teme le famigerate "zanzare tigre", solo con una buona lente si possono riconoscere le strisce bianche sulle zampine. Se poi si trattasse veramente di Aedes, non deve preoccuparsi più che per altri tipi di insetti pungent, le "tigre" infatti, per attaccare malattie pericolose, arbovirus, ecc., dovrebbero trovare il supporto vivente, malato di tali affezioni. Il pericolo è per ora solo potenziale.

Ci si deve preoccupare quando la reazione è oltremodo violenta e il gonfiore diventa molto rosso e molto esteso. In tal caso potrà esserci, la volta successiva, con il medesimo veleno, qualcosa di veramente allarmante, una sindrome che può persino condurre allo shock anafilattico.

L'infiammazione procurata dalle zanzare può essere lenita con ghiaccio e pomata antistaminica;  mai con ammoniaca, irritante per la pelle.

 

PROCESSIONARIA

A parte vespe, api e simili, sono pochissime le specie volanti che possono procurare danni seri. Generalmente si crede che le conseguenze derivino solo da punture o morsicature, ma non è cosi.

È il caso della processionaria,indesiderabile presenza delle nostre pinete, molto pericolosa per l'uomo.

Oltre al parassita del pino, esiste anche una processionaria della quercia (Thaumetopoea processionaea), e di entrambe conosciamo abitualmente la larva. Gli adulti della processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa), assolutamente innocui, sono farfalle notturne la cui apertura alare va da 30 a 40 millimetri. Grigie, con tre fascette sinuose sulle ali anteriori e l'addome peloso, gialliccio scuro, sono ben difficilmente riconoscibili tra le numerose falene dai colori smorti.

Il loro ciclo biologico inizia in luglio-agosto,con la deposizione delle uova; verso la fine d'agosto fuoriescono in gruppo le piccole larve che iniziano a formare il nido tra i rami degli alberi, riconoscibile per la forma di grossa pera rovesciata;questo  è completato soltanto alla fine di settembre.

Al sopraggiungere dei mesi freddi le larve, a riposo, formano un unico groviglio compatto. Poi, a primavera, quando all'esterno la temperatura tende a stabilizzarsi sui 6-7 gradi, più o meno verso la metà di marzo, esse ricominciano a nutrirsi abbandonando il proprio pino. Agganciate una all'altra, in processione, si arrampicano sugli alberi vicini, per poi tornare al nido seguendo un filo di seta lasciato precedentemente.

A fine aprile, inizio di maggio, le larve sono mature; abbandonato il nido si dirigono al suolo e s'interrano. Come molti bruchi di farfalla cominciano a tessere un bozzolo intorno a sé, fino a trasformarsi in crisalidi verso i primi di giugno. Il ciclo ricomincia in luglio quando, quasi simultaneamente, dalla terra sbucano le farfalle pronte all'accoppiamento.

Le larve attraversano cinque fasi di crescita, delle quali dobbiamo temere specialmente le ultime tre. In quel periodo nel mezzo di ciascun segmento addominale è presente una fossetta detta "specchio" con moltissimi (più di centomila) peli corti e rossicci, fortemente urticanti. Questi particolari peli contengono una tossina capace di allontanare qualunque animale, uccelli compresi; a causa della loro struttura, che al microscopio appare uncinata e affilata, le irritazioni alla pelle, agli occhi alla bocca o ai polmoni di chi accidentalmente ne venga a contatto peggiorano brutalmente. Si conoscono casi gravi di dermatite e di congiuntivite, con gonfiore agli occhi e pericolose lesioni polmonari. E' davvero sconsigliabile manipolare un nido o i bruchi in esso contenuti, anche se il loro aspetto può non destare preoccupazione.

Evitate assolutamente di sparare con le ASG ai nidi, se vedete un a colonia in movimento non disturbatela.

 

LE PULCI

Le pulci non succhiano il sangue per caricarsi di proteine, onde deporre le uova (solo le femmine, ad esempio di zanzara, pungono in questo caso), ma vivono tutte a spese del sangue, che rappresenta il loro unico cibo.

Se gli esemplari sono piccoli si tratta di Ctenocephalides felis, e possono trovarsi oltre che sui gatti, anche sui cani e sull'uomo. Grandi il doppio sono invece Ctenocephalides canis, la pulce del cane e Pulex irritans, la pulce specifica dell'uomo.

Oltre alla peste, di famigerata memoria, possono trasmettere malattie infettive come: il tifo murino (dovuto al germe Rickettsia mooseri) e altre bacillosi, persino la larva cisticercoide di platelminti (vermi parassiti).

Gli ambienti con residui organici sono il cibo ideale per le larve e gli adulti possono esser molto diffusi in zone molto popolate da animali a sangue caldo

Lesioni eventuali sulla pelle sono la risposta da individuo sensibile, per fortuna non ipersensibile, nel qual caso ci sarebbero anche bolle piene di essudato. Il prurito è sempre segno di sensibilità. Nel caso invece che si formi un alone circolare che scompare senza prurito, si tratta di risposta da individuo immune

 

RAGNI

In Italia, i ragni, salvo rare eccezioni, sono pressoché innocui.

I Ragni o Araneidi sono solo un Ordine di animali di una Classe ben più vasta, gli Aracnidi, e sono spesso ascritti agli Insetti, dai quali si differenziano nettamente. Mentre i primi possiedono otto zampe e si chiamano perciò Octopodi, gli Insetti ne hanno tre paia, e sono detti anche Esapodi.

I Ragni sono tutti carnivori, ovvero cacciatori: essi soltanto possiedono speciali filiere addominali, con le quali costruire infallibili tele adesive.

In Italia almeno i tre quarti delle mille specie reperibili si distinguono facilmente dal loro aspetto esteriore e non sono per niente pericolose.

È il caso di un grosso ragno chiamato tarantola (Lycosa tarentula) il cui morso pressoché innocuo ha scatenato vere e proprie suggestioni di massa.

È ormai dimostrato che il veleno è semplicemente il mezzo con cui i ragni paralizzano le loro vittime. Dalle Specie Europee non abbiamo quindi nulla da temere. L'eccezione è costituita dalla specie Latrodectus tredecimguttatus , meglio conosciuto sotto il nome di "malmignatta", o ragno volterrano,

è più comune in Maremma, in Liguria, nel meridione d'Italia e nelle isole, dove spesso le popolazioni locali lo identificano erroneamente come "tarantola”.

Le morsicature  procurano quasi sempre solo gonfiore e un po' di febbre. In tutti i casi, se avete sulla pelle una macchia rossa e livida che comincia a dolere dopo una mezz'ora, è ragionevole pensare che siate stati morsicati. Si consiglia di spremere bene la parte per la fuoruscita del veleno e di recarsi al pronto soccorso. Potrebbero insorgere dolori addominali, rigidità degli arti, sudori freddi, nausea e angoscia che perdurano due o tre giorni senza altre complicanze.

I casi letali sono rarissimi, tutto dipende dallo stato di salute della vittima e dalle sue incompatibilità. 

La malmignatta, imparentata con la famigerata "vedova nera", possiede un veleno molto più potente del serpente a sonagli, ma le quantità che ci può inoculare sono irrilevanti. Inoltre è abbastanza facile distinguerla ed evitando di toccarla non si corre il minimo rischio.

Essa appartiene alla Famiglia dei Terididi, ragni molto sedentari, poco mobili, che vivono normalmente sotto le pietre, entro incavi rocciosi oppure alla base di vecchi tronchi. Tutto questo discorso si riferisce comunque alla sola femmina della specie, dato che il maschio è privo di un apparato mandibolare sufficientemente robusto. Le sue dimensioni vanno dai 4 ai 15 mm., l'addome è sferico di un nero lucido e intenso, ornato da diverse tacche (solitamente tredici) bianche o rosse, bordate di bianco. Ne esiste anche una varietà del tutto nera.

Altri ragni, quali la Segestria fiorentina (ragno minatore), l’Araneus diadematus (ragno crociato), la Dolomedes fimbriatus (ragno zattera) e soprattutto varie specie di tegenaria (ragno delle case) possono occasionalmente aggredire l'uomo, quando molestate o intrappolate, ma senza altre conseguenze che un dolore lieve e fugace nella sede del morso.

 

CENTOPIEDI E SCOLOPENDRE                                                                                                 

Questi artropodi (classe Chilopoda), di cui sono descritte circa 3000 specie, hanno corpo allungato ed appiattito dorso-ventralmente, costituito da un numero variabile di segmenti ciascuno dei quali dotato di un paio di zampe; quelle del primo segmento sono particolarmente robuste e modificate a formare una tenaglia (forcipula). All'apice di tali appendici sbocca il dotto della ghiandola del veleno. Presenti in tutte le zone tropicali, subtropicali e temperate del mondo, vivono di giorno nascosti sotto sassi, tronchi, legname, etc. ed escono di notte per procurarsi il cibo, rappresentato da altri artropodi e, a volte, anche da piccoli vertebrati, che uccidono rapidamente con il veleno.
L'uomo può subire occasionalmente l'attacco di vari chilopodi, tra cui Lithobius, Geophilus e soprattutto Scolopendra, molto diffusa in Europa ed anche nel nostro paese, di dimensioni fino a 25 cm (le specie tropicali), dotata di 21 paia di zampe. Le conseguenze, se il soggetto non è ipersensibile al veleno, sono essenzialmente locali con dolore acuto, edema e, spesso, lesioni di tipo necrotico-emorragico.                                                                                                                                                  I centopiedi non vanno confusi con gli innocui millepiedi (Diplopodi), in genere molto più piccoli (ma non alcune specie tropicali), con il corpo pressoché cilindrico costituito da doppi segmenti ciascuno dei 
quali dotato di due paia di zampe. Se ne conoscono oltre 7000 specie, in prevalenza vegetariane. Anche ai millepiedi si attribuisce la secrezione di un veleno, ma si tratta in realtà di un liquido prodotto da ghiandole, contenente fra l'altro anche cianuro, che essi emettono da una serie di fori presenti sui lati del corpo per tener lontani i predatori. tale secreto può essere tutt'al più leggermente irritante per la pelle umana integra.

 

COLEOTTERI

La Lytta vescicatoria (cantaride o mosca spagnola, di colore verde metallico con riflessi dorati, diffusa sulle latifoglie di tutta Europa) è un coleottero di color verde brillante, dalla forma oblunga, lungo circa 3 cm.
Nel corpo di tale insetto e di altri della stessa famiglia è contenuta una sostanza vescicante (provoca l’effetto di leggere ustioni), la cantaridina.

Se questi coleotteri meloidi, accidentalmente, vengono schiacciati sulla cute o su una superficie mucosa, la cantaridina che ne fuoriesce può esplicare localmente la sua azione citolitica, che, se trattasi di cute, resta comunque confinata agli strati epidemici e non lascia cicatrice. 

In caso di contatto, strofinare con olio d’oliva e lavare bene con acqua e sapone.                                                                                                                                                                    È comune in giugno su frassino, sambuco e salice, delle cui foglie si ciba.

 

SCLERODERMA                                                                                                                        

 Imenotteri Aculeati appartenenti alla famiglia dei Betilidi, di aspetto e dimensioni simili a quelli di una piccola formica (2-4 mm), spesso atteri (senza ali), dotati di un sottile aculeo e di ghiandole velenigene, attivi ed agili cacciatori di larve di Coleotteri e Lepidotteri.
Alcune specie dei generi Scleroderma e Cephalomonia sono frequenti nella legna secca in quanto parassitano le larve di Coleotteri (tarli del legno) in essa presenti.                                                           In particolare, la femmina di Scleroderma domesticum si insinua nelle gallerie scavate nel legno dalle larve in questione e, raggiunta la preda, la paralizza con numerose punture velenose.                            In difetto delle prede abituali, le aggressive ed attivissime femmine di S. domesticum possono pungere l'uomo, sia di giorno che di notte, per lo più nel periodo primaverile-estivo. Le punture interessano con maggior frequenza le regioni cutanee coperte, sono spesso multiple e provocano un dolore acuto, seguito da una reazione eritematosa locale che si risolve spontaneamente in una decina di giorni. Tuttavia, in soggetti ipersensibili possono aversi manifestazioni di tipo orticario, ed anche una sintomatologia sistemica con febbre, malessere generale, nausea ed irrequietezza che in genere regredisce in un paio di giorni.
Altre specie segnalate come responsabili di punture a danno dell'uomo sono S. abdominalis e Cephalomonia benoiti.

COME TRATTARE LE PUNTURE E I MORSI DEGLI INSETTI                                                        

In caso di puntura di insetto, un cubetto di ghiaccio avvolto in un involucro di cotone (o una busta di ghiaccio sintetico reperibile in farmacia) e posto sulla zona colpita costituisce il primo provvedimento da adottare. Nella maggior parte dei casi allevia dolore e gonfiore ed in genere è sufficiente. Se si è punti in gola o sulla lingua conviene però andare subito al Pronto Soccorso.                                        Per il prurito fastidioso e persistente si può ricorrere a creme a base di cortisonici e antistaminici (es.Fargan, Fenistil, Foille Insetti, Polaramin, ecc.); se la puntura causa dolore intenso serve un analgesico orale. Aspirina o altri antiinfiammatori da banco [es. ibuprofene (es. Moment, Nurofen) e diclofenac (Novapirina)] e paracetamolo (Acetamol e Tachipirina) sono le possibili alternative terapeutiche. Al paracetamolo devono dare la preferenza tutti coloro che non possono assumere un antiinfiammatorio (es. le persone che soffrono di ulcera peptica o di asma).                                           Vi sono inoltre alcune sostanze di uso comune efficaci, ma da usare in fretta, subito dopo la puntura

·        Aspirina; una delle cose più semplici e più efficaci che potete fare è applicare aspirina sulla zona colpita. Bagnate la puntura, poi strofinateci sopra una compressa di aspirina. L'aspirina neutralizza alcune delle sostanze infiammatorie del veleno. Attenzione: questo trattamento non va applicato a chi è allergico o sensibile all'aspirina.

·        bicarbonato; applicare sulla puntura una pasta di acqua e bicarbonato di sodio

·        carbone attivo; una pasta di carbone attivo in polvere e acqua assorbe rapidamente il veleno, per cui la puntura non si gonfia e non fa male. Aprite con precauzione qualche capsula di carbone e fatene uscire la polvere. Inumiditela con l'acqua e applicatela alla puntura. Coprite con garza o anche con un foglio di plastica: il carbone funziona meglio se è tenuto umido.

·        argilla; se non avete nient'altro sottomano, mescolate un pò di terra argillosa e di acqua fino ad ottenere una pasta fangosa. Applicatela come il carbone, coprite con una benda o un fazzoletto, e lasciate in posizione finché l'argilla non si asciuga.

·        ammoniaca; a volte l'ammoniaca raggiunge il suo scopo; se funziona, il dolore passa molto in fretta. Distribuitela sulla puntura. Potete comprare in farmacia prodotti in stick che contengono ammoniaca.

 

SHOCK ANAFILATTICO

Mentre la prima volta che nel nostro organismo viene inoculata una certa sostanza si verifica solo una sensibilizzazione, la seconda volta ci sono delle probabilità, per fortuna non assolute, che si manifesti una reazione letale dovuta a shock anafilattico.

In caso di tale reazione il soggetto potrebbe morire nel giro di pochissimi minuti. La dilatazione dei vasi provoca l'invasione di plasma sanguigno nei tessuti, così che il cuore, diminuita la pressione, batte a vuoto, accelerando. Un segno premonitore da tenere presente è il prurito o formicolio alla lingua, al palmo della mano e sotto i piedi. La persona ha una sensazione mortale d'angoscia. Da un iniziale pallore cadaverico passa ad un colorito cianotico, respira debolmente e suda, con le mani fredde e gli occhi rovesciati e può arrivare anche a collassare.

In questo caso è importante calmare il soggetto, senza suggestionarlo, "corticosteroidi" e "antistaminici" non servono assolutamente a niente; l'unica sostanza capace di salvare la vita del paziente nel giro di pochi attimi è l'adrenalina, iniettata sottocute ai primi sintomi di shock..L’adrenalina è un farmaco insostituibile nel trattamento d’emergenza dell’anafilassi. Fa regredire la dilatazione dei vasi sanguigni periferici, riduce l’edema e l’orticaria, dilata i bronchi, aumenta la forza di contrazione del cuore e inibisce il rilascio di sostanze come l’istamina responsabili delle manifestazioni allergiche. Tali benefici risultano di gran lunga superiori ai possibili effetti indesiderati (aritmie, tachicardia) che sovente hanno scoraggiato il suo impiego in prima istanza.

Se in squadra avete un medico fate in modo che ne tenga sempre una dose nella valigetta del prontosoccorso e tutte le persone a rischio accertato (persone che soffrono comunemente di allergie e di sensibilità alle punture d'insetto) possederne una siringa già carica, preconfezionata, reperibile in farmacia; il kit è formato da una fiala di adrenalina con autoiniettore  resa stabile anche a temperatura ambiente e che pertanto può essere portata sempre con sé. La fiala deve essere conservata al riparo della luce e controllata ogni 15 giorni per verificare che non abbia cambiato colore o contenga precipitati. Il dispositivo consente al paziente di autosomministrarsi il farmaco, mediante una pressione sul lato esterno della coscia. Praticato l’intervento di emergenza, è bene raggiungere al più presto una struttura sanitaria per eventuali ulteriori trattamenti.

Le indicazioni prevedono che il farmaco possa essere impiegato anche da pazienti che hanno già avuto una reazione anafilattica sia da alimenti che da farmaci.

 

COME PROTEGGERSI

Alcune semplici precauzioni consentono di evitare la maggior dei fastidiosi incidenti causati dagli insetti. La prevenzione diviene tassativa per gli individui ipersensibili. Ecco i provvedimenti da adottare:

  • evitare movimenti bruschi se l’insetto ronza nei paraggi;
  • applicare insettorepellenti nelle zone cutanee scoperte, rinnovandoli più volte specie se si suda o ci si bagna.
  • la combinazione di permetrina (un derivato sintetico del piretro difficilmente reperibile nel nostro paese) o di DEET (es. Autan Extreme) sugli abiti e DEET sulla pelle esposta fornisce una protezione totale nei confronti delle punture di zecche ed è la forma di prevenzione migliore per chi trascorre molto tempo nei boschi di zone a rischio.                                                                                                  

Repellenti sintetici                                                                                                                                   Per essere efficace un repellente deve possedere un grado di volatilità che consenta il mantenimento di una concentrazione efficace sulla superficie cutanea, senza evaporare troppo in fretta.                                Una delle sostanze più efficaci è la  N,N-dietil-3-metilbenzamide (DEET); essa ha un ampio spettro d'azione, è utile contro zanzare, mosche, cimici, pulci e zecche ma non respinge gli insetti a pungiglione quali api e vespe. In Italia la DEET è disponibile in concentrazioni dal sette al 33,5 per cento e in varie formulazioni tra cui lozioni, fazzoletti imbevuti, spray, stick, creme e gel.                                                                                                                            In generale il DEET è efficace per 4-6 ore; a concentrazioni maggiori corrispondono protezioni più durature.                                                                                                                                            Prodotti contenenti il 10-35 per cento di DEET (Autan, Zanzarella, Off, il repellente dei Marines americano e altri) sono sufficienti infatti a garantire una protezione adeguata nella maggior parte delle situazioni.                                                                                                                                           Vanno aggiunti alcuni consigli pratici tra cui il suggerimento di spruzzare il repellente anche su gli indumenti e l'avvertenza di non applicarlo su oggetti di plastica (anche occhiali e orologi), rayon, pelle e superfici verniciate.evitate il contatto con gli occhi e le ferite aperte. Alle concentrazioni utilizzate il DEET non presenta problemi di tossicità. Chi è allergico può avere problemi di orticaria.

Fitorepellenti                                                                                                                                              I vegetali i cui oli essenziali hanno un effetto repellente sono la citronella, il cedro, il prezzemolo, la menta, la verbena, il geranio, la lavanda, il pino, la cannella, il rosmarino, il basilico, il timo, l'aglio, la menta piperita e il pimento. Per tutti la durata d'azione è limitata nel tempo.
L'olio di citronella, che ha un profumo di limone, è il più usato. I preparati che contengono lo 0,05 per cento di olio essenziale forniscono una protezione di circa 40 minuti (dieci volte meno della DEET al 12,5 per cento). Ciò rende necessario ripetere di frequente l'applicazione;
sotto forma di creme, stick o braccialetti garantiscono una protezione più lunga;

Istruzioni per l'uso dei repellenti per insetti

  • usare abbastanza repellente da coprire con uno strato sottile la cute senza saturarla
  • applicarlo solo sulla cute esposta e sui vestiti, non sulle parti coperte dagli indumenti
  • per applicare il repellente sulla faccia, si consiglia di versarlo sulle mani che vanno poi passate velocemente sul viso
  • evitare il contatto con gli occhi, la bocca e i genitali; lavare le mani dopo averlo applicato.
  • non applicare il repellente su tagli, ferite o cute infiammata, irritata o eczematosa
  • non inalare e non spruzzare negli occhi le formulazioni spray
  • le applicazioni troppo frequenti sono inutili
  • lavare la cute con acqua e sapone una volta allontanatisi dalla zona infestata

 

 

NON SOLO FARMACI

EFFLUI VOLATILI SGRADITI ALLE ZANZARE

Le femmine hanno i loro gusti e pungono chi più le attrae. Vanno distolte con odori che non amano

Anna Maria Messa e Maria Virginia Tonus - Farmacia (Milano)

COSA ATTIRA L'INSETTO
COME EVITARE I MORSI
REPELLENTI CHIMICI
FITOREPELLENTI
SOLO PER INDUMENTI
Bibliografia

In Italia i morsi di zanzara sono, tranne in rari casi, solo una seccatura, ma in altre zone del pianeta la puntura di questi insetti è veicolo di malattie gravi tra cui la malaria, la febbre gialla, la dengue, la poliartrite epidemica e numerose forme di encefalite. Un mezzo a disposizione per tentare di evitare i loro assalti è costituito dai repellenti che si applicano sulla cute e sugli indumenti.

COSA ATTIRA L'INSETTO E' solo la zanzara femmina che si nutre di sangue per produrre le uova. Il maschio, che muore dopo aver fecondato la femmina, non punge mai perché si ciba del nettare dei fiori.
Questi ematofagi usano stimoli visivi, termici e olfattivi per localizzare i loro bersagli. La vista è il senso più importante durante il volo, in particolare sulle grandi distanze, mentre l'olfatto diventa preponderante vicino al bersaglio. Alcune zanzare, le zoofiliche, preferiscono il sangue degli animali, altre sono antropofiliche e prediligono quello dell'uomo. Certe colpiscono di giorno, altre al crepuscolo e di notte.
L'organismo umano produce oltre trecento sostanze, di cui almeno cento volatili, che la zanzara riconosce grazie a chemorecettori localizzati sulle antenne. L'anidride carbonica, emessa con il respiro e rilasciata dalla pelle, e l'acido lattico sono le sostanze più studiate che attraggono maggiormente le zanzare. La prima può essere captata da questi insetti fino a 36 metri di distanza. Nel microambiente vicino all'ospite giocano un ruolo predominante la temperatura corporea e l'odore del sudore e del sebo. In genere gli adulti vengono punti più dei bambini e degli anziani, gli uomini più delle donne e i soggetti con grande corporatura più dei mingherlini, forse a causa della maggiore emissione di calore e anidride carbonica.

COME EVITARE I MORSI La prevenzione deve avvenire su diversi fronti, si deve agire sia sulla persona sia nell'ambiente, esterno e domestico.
I repellenti non hanno tutti lo stesso meccanismo d'azione e, fatto sorprendente, poco si sa su come questi agiscano. Inoltre le zanzare reagiscono in modo differente alle varie sostanze. Per essere efficace un repellente deve possedere un grado di volatilità che consenta il mantenimento di una concentrazione efficace sulla superficie cutanea, senza evaporare troppo in fretta. Tra i fattori che influenzano l'attività ci sono la frequenza e l'uniformità di applicazione, il numero e le specie di zanzara presenti, le caratteristiche attrattive del soggetto, l'evaporazione e l'assorbimento del repellente attraverso la cute, la sua diluizione con il sudore, un'elevata temperatura ambientale e altre condizioni atmosferiche sfavorevoli come il vento o la pioggia. Ogni aumento di 10 °C della temperatura esterna può ridurre fino al 50 per cento il tempo di protezione di un repellente. E' necessario applicare i prodotti su tutta la cute esposta, dato che le zanzare si posano sulle zone non protette già a pochi centimetri dall'area trattata.
L'Ente per la protezione ambientale degli Stati Uniti ha messo a punto linee guida per i consumatori a proposito dell'uso corretto degli insettorepellenti (vedi
tabella 1).
Vitamina B1, aglio e lievito di birra (ricco di vitamine del gruppo B) vengono talvolta impiegati come repellenti somministrati per via orale, in quanto la loro diffusione cutanea avrebbe l'effetto di allontanare le zanzare. A oggi, tuttavia, i risultati di numerosi studi clinici smentiscono questa proprietà.

REPELLENTI CHIMICI La N,N-dietil-3-metilbenzamide (DEET), nota anche con il nome di dietiltoluamide, è la molecola più efficace attualmente disponibile. Attività e sicurezza sono state studiate per oltre 40 anni e nessun'altra sostanza presenta la stessa efficacia e durata d'azione. La DEET sembra in grado di inibire i chemorecettori presenti sulle antenne delle zanzare. Ha un ampio spettro d'azione, è utile contro zanzare, mosche, cimici, pulci e zecche. In Italia la DEET è disponibile in concentrazioni dal sette al 33,5 per cento e in varie formulazioni tra cui lozioni, fazzoletti imbevuti, spray, stick, creme e gel (vedi tabella 2). In generale, a concentrazioni maggiori corrispondono protezioni più durature. Sfortunatamente non esistono linee guida per aiutare il consumatore a scegliere la concentrazione che meglio si adatta alla proprie esigenze. Sono stati messi a punto modelli matematici che mettono in relazione l'efficacia e la persistenza del repellente con il logaritmo della dose. Queste curve tendono al plateau verso le concentrazioni più alte, ciò significa che le concentrazioni superiori al 50 per cento non modificano in modo significativo la protezione. Per esempio, passare da una concentrazione di DEET del 50 per cento a una del 100 per cento prolungherebbe la protezione solo di quattro ore. I vantaggi maggiori si ottengono dalle formulazioni a rilascio prolungato che consentono di ridurre la quantità di principio attivo senza diminuirne la durata d'azione. In questo caso, uno studio ha confermato che un polimero a lento rilascio, con il 35 per cento di sostanza, è efficace quanto il repellente normale alla concentrazione del 75 per cento.
Per un uso occasionale sono inutili concentrazioni elevate. Prodotti contenenti il 10-35 per cento di DEET sono sufficienti infatti a garantire una protezione adeguata nella maggior parte delle situazioni. L'American Academy of Pediatrics raccomanda che per i bambini non vengano utilizzati repellenti a concentrazioni superiori al 10 per cento. I prodotti con più del 50 per cento di sostanza vanno impiegati solo in condizioni di caldo e umidità estremi, dove c'è una maggiore concentrazione di insetti. Alle raccomandazioni statunitensi vanno aggiunti alcuni consigli pratici tra cui il suggerimento di spruzzare il repellente anche su tende, zanzariere e lenzuola e l'avvertenza di non applicarlo su oggetti di plastica (anche occhiali e orologi), rayon, pelle e superfici verniciate.
Questa molecola, inoltre, ha lo svantaggio di ridurre l'efficacia dei filtri solari, per cui sono state formulate preparazioni con l'aggiunta di schermi anti raggi utravioletti.
La DEET, usata da milioni di persone in tutto il mondo da quasi mezzo secolo, ha manifestato effetti tossici gravi solo in soggetti che ne hanno fatto un uso inappropriato, eccessivo e prolungato. Non ci sono prove che dimostrino una relazione tra sensibilità ed età, sebbene la letteratura riporti 14 casi di encefalopatia di cui 13 avvenuti in bambini di età inferiore a otto anni.
Altri repellenti di sintesi, che è possibile trovare nelle preparazioni per uso umano, sono il dimetilftalato (DMP), l'etilesanediolo e l'etinilesandiolo.

FITOREPELLENTI Sono state studiate migliaia di piante nel tentativo di trovare insettorepellenti efficaci, ma nessuna delle sostanze chimiche ricavate si è dimostrata all'altezza della DEET in termini di durata e ampiezza dello spettro d'azione.
I vegetali i cui oli essenziali hanno un effetto repellente sono la citronella, il cedro, il prezzemolo, la menta, la verbena, il geranio, la lavanda, il pino, la cannella, il rosmarino, il basilico, il timo, l'aglio, la menta piperita e il pimento. Per tutti la durata d'azione è limitata nel tempo.
L'olio di citronella, che ha un profumo di limone, è il più usato. I preparati che contengono lo 0,05 per cento di olio essenziale forniscono una protezione di circa 40 minuti (dieci volte meno della DEET al 12,5 per cento). Ciò rende necessario ripetere di frequente l'applicazione. Le candele contenenti il tre per cento di citronella e gli incensi al cinque per cento possono ridurre del 42 per cento le punture di insetti. Una candela normale riduce comunque le morsicature del 23 per cento grazie al solo effetto della fiamma che elimina l'umidità
.

SOLO PER INDUMENTI Il piretro non è un repellente ma un insetticida potente e rapido che causa la morte dell'insetto danneggiando il suo sistema nervoso. Da questo si è ricavata la permetrina che è efficace contro zanzare, mosche, zecche e cimici. Il principio attivo deve essere sparso sugli indumenti e sui tessuti di casa, ma non va applicato alla cute. La combinazione di indumenti impregnati di permetrina e repellenti a base di DEET crea uno schermo contro le zanzare pressoché impenetrabile.

Bibliografia

  • Fradin SM et al. Mosquitoes and mosquito repellents: a clinicians guide. Ann Inter Med 1998; 128: 931.

Tabella 1. Istruzioni per l'uso

  • usare abbastanza repellente da coprire con uno strato sottile la cute senza saturarla
  • applicarlo solo sulla cute esposta e sui vestiti, non sulle parti coperte dagli indumenti
  • per applicare il repellente sulla faccia, si consiglia di versarlo sulle mani che vanno poi passate velocemente sul viso
  • evitare il contatto con gli occhi, la bocca e i genitali; lavare le mani dopo averlo applicato. Per prevenire il contatto con le mucose, non usarlo sulle mani dei bambini
  • non applicare il repellente su tagli, ferite o cute infiammata, irritata o eczematosa
  • non inalare e non spruzzare negli occhi le formulazioni spray
  • le applicazioni troppo frequenti sono inutili
  • lavare la cute con acqua e sapone una volta allontanatisi dalla zona infestata

 

 

Tabella 2. Alcuni repellenti per insetti in varie formulazioni

azienda

prodotto

composizione (%)

formulazione

Bayer

Autan extreme

DEET (33,5)

vaporizzatore 75 mL

DEET (33)

stick 50 mL

DEET (16,8)

stick 100 mL

Autan sensitive

DEET (10)

lozione, vaporizzatore 75 mL, gel 50 mL

DEET (1 busta = 0,255 g =10)

fazzoletti

Autan classico

DEET (1 busta = 3 mL di lozione al 20)

fazzoletti

DEET (20)

vaporizzatore, lozione, stick

DEET (33,5 o 13)

lozione, spray

Autan fresh

DEET (10)

crema

DEET (6)

spray

Bouty

Baby zanzara per bambini

olio essenziale di citronella, geranio, lavanda, garofano (2,2)

gel, fazzoletti

Baby zanzara più per adulti

olio essenziale di citronella, geranio, lavanda, garofano (2,2)

spray, emulsione

Sella

Citronella geranio

olio di citronella (5), olio di geranio (0,5)

crema, lozione

olio di citronella (5), olio di geranio (1)

stick

Whitehall Italia

Punginò

vitamina B1 (1), olio di citronella (0,05)

spray, stick, crema

Boots, Healthcare, M. Viti

Mistick verde

olio di citronella di Ceylon, olio di geranio bourbon, lavanda officinale

spray

Fitobucaneve

Fitorep preventivo

estratti di calendula (5), laedum palustre (2), menta (1,5), lavanda (1,5), oli essenziali di geranio, lavanda, eucalipto, menta, ylang-ylang, cipresso, rosmarino, basilico e timo

lozione

Johnson & Johnson

OFF

DEET (15)

spray 100 mL

DEET (7, 5)

crema

DEET (7)

lozione 150 mL

Artsana

Zanza stop baby

olio essenziale di citronella, lavanda, timo, estratto glicolico di salvia

gel, lozione, spray, roll on

Zanza stop adulti

DEET (15), estratto glicolico di calendula, geraniolo

gel, lozione, spray, roll on

DEET: dietiltoluamide ovvero dietilmetilbenzamide

 


Per giocare ogni soft-gunner ha in dotazione una ASG.

Cosa è una ASG? ASG è l'acronimo di Air Soft Gun, è una fedele riproduzione di pistola o fucile che spara pallini in plastica.
Non è assolutamente da confondere con un' arma ad aria compressa, una ASG ha una potenza molto bassa (massimo 1 Joule) ed è innocua. Non necessita di alcuna licenza o autorizzazione. Ovviamente il Soft-Air, per la sua particolarità, deve essere praticato in luoghi appositi, dove ci si può divertire in tutta tranquillità. E' poi indispensabile il consenso delle Forze dell'Ordine per evitare che i passanti, ignari dello svolgimento del gioco, possano allarmarsi e chiedere il loro intervento.

Esse si dividono in tre categorie:
ASG elettriche, il cui funzionamento avviene attraverso una batteria.
ASG a gas, che funzionano tramite gas contenuto in un serbatoio interno o esterno.
ASG a molla, che sono le più economiche ma anche le meno potenti e adatte più al tiro a bersaglio che alle partite di softair.

Le migliori e le più diffuse, indispensabili per giocare sul serio, sono quelle elettriche, ed in particolare quelle di marca Marui che da diversi anni è ormai l'azienda leader del settore. Funzionano sia in fuoco automatico che semiautomatico e possono tirare un pallino di 6mm di diametro a circa 40 metri di distanza.
La spinta del pallino avviene attraverso un meccanismo azionato elettricamente che comprime l'aria in un cilindro; il tipo di batterie utilizzate sono simili a quelle utilizzate anche per le macchine radiocomandate (8.4V 1700 mah); questo sistema consente un fuoco automatico di circa 1000 colpi al minuto.

Esistono in commercio le riproduzioni di quasi tutte le armi realmente utilizzate, e di certo delle più comuni.

ASG è l'acronimo di "Air Soft Gun" armi ad aria soffice. Con questo termine si indicano tutti quei "giocattoli" che sfruttano il principio dell'aria compressa per espellere un proiettile in plastica. Le leggi italiane classificano come "arma giocattolo" (e quindi utilizzabile ai fini del Soft Air), tutti quei dispositivi la cui energia cinetica (ossia l'energia con cui il pallino viene espulso) non sia superiore ad un Joule. Esistono tre tipi di ASG da Soft Air: a molla, a gas ed elettriche.
Le armi a molla risalgono agli albori del Soft Air e, eccezion fatta per alcuni fucili da sniper, sono oggi praticamente inutilizzati; le armi a gas invece furono l'evoluzione naturale di quelle a molla ma oggi sono relegate alla funzione di arma di backup nelle vesti di pistole o piccoli mitragliatori (UZI, etc.); la vera rivoluzione si ottenne con l'arrivo delle ASG elettriche che, tramite un sistema di ingranaggi, motore e batteria, sono in grado di sparare raffiche sostenute con gittate e precisione inimmaginabili fino a pochi anni fà.
La scelta dell'arma è un fattore del tutto personale dettato da molteplici fattori: alcuni la scelgono principalmente per il fattore estetico, altri per via delle caratteristiche tecniche (gittata, cadenza di fuoco) altri ancora per via del ruolo che intendono ricoprire (mitraglieri, cecchini). Le ASG, proprio per via delle limitazioni imposte dalla legge, hanno caratteristiche di gittata e potenza molto simili tra di loro e, comunque, tramite un'operazione di customizzazione possono eguagliare tutte le altre.
Prima di impegnarvi nell'acquisto di una ASG, sarebbe opportuno frequentare qualche campo da gioco ottenendole in prestito dal club ospite; in questo modo potrete verificare voi stessi quale arma meglio si addice al vostro tipo di gioco.
Per concludere, possiamo dire che le ASG elettriche sono il miglior tipo di arma utilizzabile nel Soft Air: non risentono delle basse temperature (come succede invece per quelle a gas), consentono di sparare a raffica, dispongono di caricatori molto capienti (alcuni modelli arrivano fino a 700 colpi) e consentono un'ottima autonomia grazie alle batterie ricaricabili. Le ASG a gas, invece, possono essere adottate profiquamente come arma di backup nel caso il fucile sia inutilizzabile.
Altrettanto importante è la scelta delle munizioni da adottare nelle ASG. I proiettili utilizzati sono pallini del diametro di 6 millimetri costruiti in ABS. Vengono prodotti in diversi pesi ma i più utilizzati sono quelli da 0.25 g per i fucili elettrici e quelli da 0.20 g per le pistole a gas. Scegliete sempre marche note per la loro qualità: pallini ruvidi, sporchi o non perfettamente sferici potrebbero incepparsi (o peggio, distruggersi) all'interno dell'arma o del suo caricatore causando seri danni.
Attenzione: non riutilizzate mai i pallini che trovate sparsi in terra; potrebbe bastarne uno solo per danneggiarvi l'arma.

 

 


COME FUNZIONA UNA ASG

L’HOP-UP


L’Hop-Up, è un piccolo congegno che permette di aumentare la gittata di una ASG.
Il suo funzionamento, abbastanza semplice, consiste nell’imprimere un moto rotatorio al pallino (chiamato “BB Bullet”) in modo che abbia un effetto portante nell’aria.
L’Hop-Up è un semplice gommino in lattice che sporge da un piccolo foro sulla canna affinché il BB lo sfiori. Questo, crea un attrito che fa ruotare il pallino su se stesso.
Il moto rotatorio citato sopra.



lo schema mostra la canna (C) con l’Hop-Up (A) avvolto attorno, il BB muovendosi in direzione B, trova la sporgenza del gommino e comincia a ruotare.



visto frontalmente si nota che il gommino (A) è orizzontale.

Il gommino che si vede nelle figure, può essere regolato in altezza, possiamo quindi decidere quanto attrito (e di conseguenza, quanto moto rotatorio) imprimere al BB. Questo ci tornerà utilissimo quando vorremmo cambiare la grammatura dei pallini (che di solito sono o 0,20 g oppure 0,25 g), in quanto un pallino più pesante deve avere più effetto rotatorio.

Il fatto che il gommino dell’Hop-Up sia perfettamente orizzontale può creare dei problemi. Provate a sparare una raffica con l’arma di fianco, vedrete che i pallini avranno una traiettoria molto incurvata. Questo perché l’Hop-Up lavora storto e il moto rotatorio avviene nel senso sbagliato. Guardate queste immagini:


 

con l’arma al contrario, il moto rotatorio creato dall’attrito del Hop-Up, ha un effetto “anti-portante” e il BB cadrà a qualche metro dalla canna.

Teniamo presente questo fattore, potrà tornare utile in combattimento! 
Sparando con l’arma inclinata potremmo colpire avversari anche riparati dietro ostacoli.

ATTENZIONE!!!
dato il funzionamento del caricatore, usare l’arma sottosopra consente solo di sparare una ventina di pallini, dopodiché si scaricherà tutta la molla del caricatore.

L’Hop-Up è alloggiato nella “T dell’Hop-Up”:



Questo componente dell’arma consente di far passare i BB dal caricatore alla canna, e permette di regolare l’Hop-Up. Ecco come:
il pallino arriva dal condotto verticale direttamente dal caricatore e viene spinto nella canna (C) dallo spingipallino (D). a questo punto scatta il pistone nel Power Box che convoglierà l’aria attraverso lo spingipallino (è forato longitudinalmente), il BB, a questo punto, verrà sparato oltre la protuberanza dell’Hop-Up (A) acquisendo il moto rotatorio. Lo spingipallino, ora, ritornerà indietro permettendo ad un altro BB di salire per essere camerato a sua volta nella canna. Tutto questo avviene circa 800-900 volte al minuto se si para a raffica.
La regolazione dell’Hop-Up è comandata dal sistema di regolazione (B) che non fa altro che aumentare o diminuire la sporgenza del gommino nella canna.

IL CARICATORE

Il caricatore, o serbatoio, è la parte dell’arma a cui si deve fare maggiore manutenzione. Un inceppamento improvviso può mettervi in situazioni di CBT molto sfavorevoli.
Quando acquistate una ASG nuova troverete nella confezione un caricatore a molla, il caricatore da 70 pallini.
Successivamente dovrete comprare alcuni caricatori maggiorati, quelli maggiormente usati in gioco.


Capacita dei caricatori

G3
70 - 500

M16
40 - 70 - 190 – 300

MP 5
40 – 70 - 200 – 240

SIG
70 - 220

AK 47
70 - 300 - 600

il funzionamento di un caricatore maggiorato (detto anche automatico) è molto semplice.

Per evitare di ricaricare manualmente, come in quello da 70, questo è dotato di una molla a spirale che muove alcuni ingranaggi che pescano i BB da un “serbatoio” e li spingono in un “condotto” fino alla T dell’Hop-Up.



attraverso lo sportello di caricamento (B), i pallini entrano nel serbatoio (A) dove per caduta vengono a contatto della ruota dentata (C) che mossa dalla molla a spirale, li spinge nel condotto (D). La molla a spirale viene caricata dalla rotellina (E) che si trova sotto il caricatore.
Conoscendo questo sistema, possiamo capire che quando il caricatore è vuoto, in realtà contiene ancora una quindicina di BB nel condotto (D), che non salgono perché la ruota (C) non pesca più.
È questo il momento di usare l’arma sottosopra così questi BB rimasti usciranno per semplice caduta.
È possibile aumentare la capacità di un caricatore?
Certamente, basta aumentare la capacità del serbatoio (A).



In questo modo si possono ottenere caricatori con capienza anche superiori ai 3000 BB.
Il guasto più comune che può subire un caricatore è l’inceppamento per sporcizia o per corpi estranei. Per evitare che filetti d’erba o sassolini entrino nel caricatore, bisogna evitare di sporcarlo o di sparare pallini deformati (usate solo pallini nuovi, non raccogliete quelli che avete già sparato).
È buona norma, in ogni caso, smontare e pulire il meccanismo del caricatore almeno ogni tre o quattro mesi.

USO

Sapere usare un fucile non significa solo saper sparare.
L’uso corretto di un ASG, ne garantisce l’affidabilità e il mantenimento nel tempo.


Ecco alcune norme da seguire

non piantate mai la canna nel fango, se succede non sparate per espellere i detriti ma toglieteli con un legnetto
non piantate il caricatore per terra. Nella parte inferiore del caricatore c’è la rotella per il caricamento della molla, attraverso quella feritoia possono entrare terra, foglioline o detriti vari che incepperanno il caricatore
col freddo, tenete l’Hop Up azzerato finché non si scalda il fucile. Con il gommino dell’Hop Up duro dal freddo, possono incastrarsi dei pallini e lo sforzo potrebbe provocare la rottura del Power Box
il Power Box è fabbricato per fusione di una lega metallica chiamata “Zamac”. Evitate di sollecitarlo a lungo con raffiche spaventose, questa lega è molto rigida e quindi fragile
se avete il selettore di tiro su “Full-auto” sparate a raffica, non pizzicate il grilletto per fare il colpo singolo, brucereste i contatti del grilletto
a fine partita è buona norma azzerare l’Hop Up per evitare che il gommino prenda forme errate
dopo l’uso dell’ASG spostate l selettore di tiro su “Single” e sparate un colpo singolo, in questo modo non avrete il colpo in canna (sicurezza) e la molla del pistone si fermerà nella posizione di riposo (meno tensioni nel Power Box)

MANUTENZIONE

Se l’arma è utilizzata correttamente, la manutenzione consiste solo nella pulizia e nella “rara” lubrificazione.

Eccovi alcune regole da seguire:
pulire la canna usando l’apposito scovolino che trovare all’interno della confezione con una pezzuola di cotone pulita ed asciutta
non usate grasso o olio per lubrificare la canna, corrodereste l’Hop Up, usate solo quando serve, un olio spray al silicone (e usatene anche poco)
meno aprite il Power Box meglio è
evitate di avere troppe giunture nel cavo di alimentazione, perdereste in cadenza di tiro.
usate batterie adatte alla vostra elaborazione, voltaggi troppo alti vi bruceranno i contatti del grilletto.
Togliete sempre la graffetta che sigilla il sacchetto di pallini, se finisce nel caricatore sono guai.
Usate sempre pallini nuovi, non recuperate quelli sparati perché potrebbero essere rotti o deformati


LE CUSTOM

Se vedete un'arma un pò particolare sul campo e chiedete lumi al suo proprietario, probabilmente vi dirà che è un esemplare customizzato. Customizzato, pessima italianizzazione di custom made significa nella sua lingua originaria fatto a mano, personalizzato. Da noi "customizzare un'arma" è sinonimo di aumentarne semplicemente la potenza, vedremo che in realtà si può fare molto di più.
Un'arma "custom" o "customizzata" è un'arma che, partendo dalla base di progettazione del suo costruttore, è stata modificata ed affinata per adattarsi meglio alle nostre particolari esigenze o per rendere il meglio. Si possono aumentare le prestazioni di un'arma (non solo in termini di potenza, ma anche di durata e di rendimento meccanico) adottando una serie di particolari pezzi detti "aftermarket" appositamente studiati da specialisti, oppure, ideando proprie soluzioni. In questo spazio prendiamo in considerazione la prima alternativa in quanto, portafogli permettendo, è alla portata di tutti. Qui di seguito trovate dei passi logici da seguire per ottimizzare al meglio la resa del vostro "bambino" e del vostro...portafogli.


Aumentare la resistenza meccanica:
Questo tipo di modifica non ha effetti sulla potenza dell'arma.
1. Sostituire le boccole. Ogni ingranaggio alle estremità degli assi, è tenuto in posizione da un paio di boccole realizzate in materiale plastico. Sebbene di ottima qualità, questi elementi sono soggetti ad una fortissima usura. Ciò può portare ad improvvisi cedimenti, con la conseguenza della rottura di almeno due ingranaggi. Il consiglio è quello di prevenire il guasto sostituendo le boccole originali con degli elementi realizzati in ottone o bronzo, od addirittura con cuscinetti a sfera.
2.Sostituire gli ingranaggi. Anche se gli ingranaggi originali realizzati in pressofusione di zinco sono di ottima fattura, per chi vuole il massimo in termini di robustezza il passo successivo è quello di sostituire questi pezzi di facile usura con degli ingranaggi più resistenti. Quelli in commercio sono realizzati prevalentemente in acciaio, con alcune parti in pressofusione. Fra i diversi modelli disponibili raccomandiamo quelli con denti elicoidali, molto più resistenti e precisi dei corrispondenti modelli a denti dritti. E' possibile optare per ingranaggi di tipo High speed, che oltre ai benefici precedentemente descritti aumentano leggermente anche la cadenza di tiro.


Aumentare la potenza:
1. Sostituire la canna. Questo tipo di modifica è molto semplice, economico e consente di aumentare leggermente la velocità di uscita dei pallini. Si tratta di sostituire la canna originale con una realizzata in acciaio ed avente diametro interno inferiore. Raccomandiamo diametri non superiori ai 6.05mm. Questa modifica comporta soprattutto un aumento significativo di precisione e gittata. Questo tipo di modifica non ha effetti sul funzionamento della meccanica e sulla durata delle batterie.
Se si necessita maggiore potenza, le cose si fanno molto più complicate e costose:
1. Sostituire la molla. Se si hanno problemi di budget, questa modifica è sufficiente per raggiungere discreti livelli di potenza. Molle di durezza fino alla M120 non necessitano di ingranaggi specifici, anche se gli ingranaggi originali sono soggetti a maggiore stress. Il consiglio è di sostituirli appena si notano segni di usura sui denti. Per durezze superiori è necessario installare ingranaggi specifici con demoltiplicazione. Questi rallentano la cadenza di tiro, ma evitano che si bruci il motore.
2. Sostituire il motore. Attualmente il motore di serie delle ASG Marui è l'EG700. Questo motore ha sufficiente coppia per sopportare qualsiasi livello di modifica, Tuttavia, chi volesse optare per significativi aumenti di potenza ed abbia un'arma dotata del "vecchio EG560, dovrà adottare una versione superiore. Dovendolo sostituire, consigliamo l'EG1000 in quanto dotato di coppia ancora maggiore. Maggiore è la coppia, maggiore sarà, ovviamente, il consumo. La sostituzione del motore non aumenta la potenza, aumenta la velocità di raffica.
3. Sostituire la testa del pistone. La testa di serie funziona come lo stantuffo di una siringa: La sua guarnizione non permette il passaggio dell'aria sia in fase di compressione che di aspirazione. Nella versione di serie l'aria viene aspirata attraverso lo spingi pallini e, successivamente , attraverso il foro presente sul cilindro nei modelli in cui questo è presente. Sul mercato esistono diversi modelli dotati di sistemi di tenuta più efficienti. Tutti si basano sullo stesso principio: massima tenuta della guarnizione in fase di compressione, tenuta zero in fase di aspirazione. Questa soluzione consente di riempire più efficientemente il cilindro, impiegando anche minor forza in quanto non si dovrà vincere l'iniziale effetto vuoto.
4. Sostituire il cilindro. Molti costruttori di pezzi optional propongono la loro versione di cilindro con aperture laterali di diverso disegno e ampiezza. La loro maggiore efficienza è tutta da dimostrare, A nostro avviso una periodica lucidatura del cilindro originale con prodotti specifici è sufficiente.

Sostituire le batterie:
1. Maggiore capacità. L'utilizzo di batterie di capacità maggiore consente un aumento della durata ed una maggiore costanza durante il gioco delle prestazioni del fucile. Alte capacità possono comportare anche una maggiore velocità di rotazione del motore. Batterie ad alta capacità sono necessarie qualora si modifichi significativamente il livello di potenza, tuttavia, il loro utilizzo è caldamente consigliato in ogni caso.
2. Maggiore voltaggio. Un maggiore voltaggio consente velocità di rotazione degli ingranaggi più elevate. Modifica consigliata solo se per motivi di spazio non è possibile aumentare la capacità. Alcune modifiche possono anche richiedere l'utilizzo di speciali batterie da 12 Volts.

Modifiche estetiche:
Sono caratterizzate da costi elevati e scarsa utilità pratica, ma essendo appunto estetiche hanno il compito di soddisfare esclusivamente il gusto del possessore dell'arma. Sono infinite, prendiamo in esame le più accattivanti:
1. Silenziatore. In commercio esistono diversi modelli di silenziatore. Anche se non sono proprio efficaci dal punto di vista dell'attenuazione del rumore prodotto dall'arma, consentono comunque di rendere il suono dello "sparo" più cupo. Se abbinato ad un'elevata cadenza di fuoco, costituiscono un ottimo deterrente psicologico per l'avversario.
2. Castello in metallo. Estremamente costosa, questa personalizzazione consente di rendere la replica radicalmente più simile al modello vero. Purtroppo questi pezzi sono spesso di bassissima qualità, difficilmente combaciano fra loro e richiedono diverse ore di lavoro per essere installate correttamente. Il loro prezzo non trova assolutamente riscontro nelle caratteristiche del prodotto, ma si può comunque rinunciare ad avere la terza arma per dedicarsi ad avere un unico fucile davvero super.
Attenzione: l'aumento di potenza o la variazione delle caratteristiche tecniche delle ASG possono comportare l'obbligo di effettuare una nuova omologazione. Quanto scritto precedentemente è esclusivamente a scopo didattico ed informativo. Lo staff  non si assume nessuna responsabilità nel caso in cui si faccia uso di tali informazioni.


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Ultimo aggiornamento: 26/06/2010 12.41

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