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(PUNTUALIZZIAMO CHE QUI' NON CI SONO SOLO I NOSTRI CAMPI MA ANCHE QUELLI DOVE GIOCHIAMO PIU' SPESSO)

 

 

La diga del Locone  Minervino murge (campo base dei Navy Seal)

Calendano Corato (campo base dei Navy Seal)

La collina della morte Andria (campo allenamento dei Navy Seal)

La casa Trani (campo allenamento dei Navy Seal)

S. Geffa Trani (campo allenamento dei Navy Seal)

Pantano Bisceglie (campo allenamento dei Navy Seal)

 

 

Zenzola Ruvo - Corato (base dei Talos e Arditi)

Capo posta Ruvo (secondo campo dei Talos)

Fracchiolla Ruvo (secondo campo dei  Future Drow e Talos)

Torre Navarrino Molfetta (base dei Future Drow)

La locatino della città è chiamata "Torre Navarrino". A prima vista, Navarrino appare come una masseria fortificata del XVIII sec., in realtà esisteva una costruzione molto simile a quella del casale S. Nicola, successivamente inglobata e trasformata dalla masseria. Si tratta di due corpi di fabbrica, disposti ad "L", in cui si sviluppano lunghi vani, voltati a botte, a sesto acuto con torre nell'angolo. La torre ed uno dei corpi, sono visibili da est.

 

 

Si può osservare l'arco in pietra sul vano porta, oggi seminterrato. la masseria è, quindi, sorta sul casale preesistente, il cui sprofondamento è sicuramente di origine alluvionale, dato che il complesso si affaccia sul alto est, su una piccola lama.

Vi sono due ulteriori costruzioni:

la prima a tre archi, forse era un palamento; si ipotizza, inoltre, l'esistenza di un pozzo sotto uno degli archi;

la seconda, risale al XVIII-XIV sec., ha un cortile, un vano e due torri la cui funzione non è chiara, non potendo essere di vedetta dato che non presentano aperture sui quattro lati. Quest'ultima struttura non è stata studiata a fondo e non è comprensibile ancora a cosa servisse.

La masseria ha tre livelli: un piano terra a più vani con camini e due ulteriori piani. Dal piano terra si accede ad un locale sottostante, forse l'antico casale, forse un deposito per derrate alimentari. Sul tetto vi sono due nicchie con feritoia, usate come posto di vedetta e difesa della masseria. Annessi ai locali c'è una cappella, purtroppo troppe volte meta di atti vandalici, che fa capire come detta masseria, doveva essere una piccola comunità, ai confini con il centro abitato.

 

La leggenda di questo casale narra di un monaco molto ricco che vi abitava insieme ai suoi servitori. Un giorno si presentarono tre briganti, spacciandosi per lavoratori di campi, per chiedere lavoro.

Il monaco fu legato, torturato ed infine derubato ma, liberatosi dalle corde che lo tenevano prigioniero, seguì i tre fino alla loro dimora, corse ad avvisare le autorità del tempo (Carlo III di Borbone, nell'anno 1749), le quali, sorpresi i briganti nell'atto della spartizione del bottino, li imprigionarono. Si racconta che la condanna a morte fu eseguita in presenza della cittadinanza biscegliese, affinchè servisse da monito per tutti. I tre furono straziati e i loro corpi esposti davanti a tutti. Esiste una lapide che ricorda l'accaduto; vi è anche una vasca denominata "la vasca del pianto", dove secondo la tradizione, si raccolsero le lacrime dei familiari delle vittime...

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Ultimo aggiornamento: 26/06/2010 12.41

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